RICOSTRUZIONE, GRANDE INCOMPIUTA

6 Aprile 2018

Bilancio in chiaroscuro: le cose fatte e quelle da fare. I mancati interventi sulle scuole riaprono il tema della sicurezza

Nove. Il numero della gestazione. Ma pure dei gironi danteschi. Il nono anno dal terremoto, tra luci e ombre, consegna alla storia della ricostruzione dell’Aquila un quadro ancora largamente incompleto.
Le case stile Kabul all’ingresso Ovest della città, mura bucherellate e abbandonate da nove anni – classico caso di mancato commissariamento di cantieri fermi per inerzia dei proprietari o dissidi tra condòmini – stanno lì a dimostrarlo. E questi esempi negativi rischiano di offuscare anche quanto di buono (e ce n’è, ovviamente) è stato fatto in questo congruo periodo di tempo trascorso dalla catastrofe. Di fronte alla quale il primo pensiero è per chi non è sopravvissuto.
Il gioco del “mi piace” e “non mi piace” della ricostruzione sembra essere il passatempo preferito nelle arringhe social. Che risentono ancora di una conflittualità politica spesso dai toni esasperati. Scorrendo le pagine che seguono, i lettori potranno autonomamente farsi un’idea dello stato dell’arte. Il Centro racconta il bianco e il nero, le luci e le ombre. Un esempio? La città sogna di entrare nel patrimonio Unesco con la Perdonanza. Ma nella riaperta basilica di Collemaggio si è all’anno zero sul fronte accoglienza (dall’apertura alle informazioni ai turisti passando per i servizi igienici). Tanti (troppi) i luoghi-simbolo al palo: dalla Cattedrale al Castello fino al Teatro. Il Comune è sparso in nove sedi. E al cittadino non resta che girare con la mappa per ritrovare gli uffici. Il piano scuole (i soldi ci sono) non parte, come denunciato, dopo l’ultima scossa, dal comitato genitori. E quando (quando?) la media Mazzini riandrà a Villa Gioia, l’aula consiliare costata 400mila euro tornerà palestra. In centro ci sono bei palazzi, ma non c’è (tanta) gente. Molti i cittadini ancora assistiti, specie nei piccoli centri. Chi in centro ci è tornato combatte coi sottoservizi. Zone rosse, sì, ma anche grigie. Dove non si capisce molto di come stiano andando le cose. I vecchi amministratori non c’entrano più nulla. I nuovi rischiano di perdere la poltrona. Il caos tasse riporterà, forse, la gente in piazza. In questo contesto ci si è spaccati persino sul luogo della memoria. Del resto, in una città dove si arriva a esultare per la prima sciata sotto Pasqua, invece che l’8 dicembre, qualche riflessione sarebbe auspicabile. E qui il sisma c’entra davvero poco.
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