Ricostruzione, «i precari vanno assunti»

9 Agosto 2020

Marrelli e Pasqualone (Cgil): da oltre dieci anni lavorano negli Uffici speciali, devono essere stabilizzati o si blocca tutto

L’AQUILA. Per evitare ricadute drammatiche sul processo della ricostruzione, vanno stabilizzati gli 80 dipendenti precari che da oltre 10 anni lavorano nel Comune dell’Aquila e negli Uffici speciali, i cui contratti scadono il 31 dicembre. L’occasione giusta, secondo la Cgil, potrebbe essere il decreto Agosto che il governo si appresta a varare: per questo Francesco Marrelli e Anthony Pasqualone, rispettivamente segretario generale della Cgil L’Aquila e segretario generale Fp Cgil L’Aquila, hanno scritto una lettera, indirizzata al presidente del consiglio Giuseppe Conte, ai ministri interessati e alle istituzioni locali.
«Il mancato processo di stabilizzazione di questo personale», si legge nell’appello al premier Conte, «avrà ricadute drammatiche sull’intero processo ricostruttivo, che necessita, al contrario, di un nuovo e vigoroso slancio. Nel prossimo “decreto Agosto” vengano individuati i dovuti e necessari strumenti normativi, muniti della relativa copertura economica, finalizzati alla stabilizzazione di tutto il personale interessato nei processi della ricostruzione del sisma 2009. Condizione, quest’ultima, imprescindibile per un effettivo e conclusivo processo ricostruttivo». A rischio, dunque, c’è ka stessa ricostruzione.
E per sensibilizzare il governo, i due segretari della Cgil ripercorrono le tappe della vicenda, ricordando che i lavoratori, assunti dopo il sisma del 2009, svolgono mansioni fondamentali e hanno acquisito, nel tempo, competenze professionali che non possono essere disperse. Per la Cgil, sono tutti in possesso dei requisiti per la stabilizzazione previsti nella legge Madia, attraverso l’assunzione diretta: «Riteniamo necessario», sottolineano Marrelli e Pasqualone, «che venga intrapreso un unico e inequivocabile percorso, che dia giustizia e che porti alla stabilizzazione di tutte le lavoratrici e lavoratori dedicati alla ricostruzione del sisma 2009, dopo anni di precariato». Il rischio è che questo personale, per un vulnus normativo, diventi l’unico “esodato” delle stabilizzazioni italiane.
«Dopo oltre 11 anni dall’evento sismico, la stabilizzazione di questi lavoratori», aggiungono i due sindacalisti, «deve essere prioritaria, per dare la garanzia di risposte concrete a chi ha sostenuto, congiuntamente ai loro colleghi assunti a tempo indeterminato, l’attività ricostruttiva dei Comuni del cratere e del capoluogo, anche in questo momento di grave emergenza Covid. Priorità che potrebbe avere ricaduta positiva per l’intero Paese, in considerazione delle specifiche professionalità acquisite in questi anni, che rischiano di essere disperse».
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