Ricostruzione, il modello L’Aquila in Sicilia

La scheda parametrica elaborata nel capoluogo di regione sarà adottata dal Comune di Acireale
L’AQUILA. Il “modello L’Aquila” nella ricostruzione sbarca in Sicilia. La scheda parametrica elaborata nel capoluogo di regione sarà adottata anche dal Comune di Acireale, alle prese con il post sisma del 26 dicembre 2018. A illustrare l’esperienza maturata nei territori colpiti dal terremoto del 2009 è stato il matematico aquilano Angelo Bernardi, dipendente del Sed del Comune dell’Aquila, presente al Palazzo di Città di Acireale all’incontro organizzato dalla struttura commissariale per la ricostruzione post sisma di Santo Stefano, presieduta dal commissario straordinario Salvatore Scalia. Al tavolo siciliano hanno partecipato i tecnici dei Comuni terremotati, degli uffici regionali interessati all’attività di ricostruzione, i rappresentanti degli ordini professionali di Geologi, Ingegneri e Geometri e dell’Ance. Bernardi ha portato in Sicilia la sua esperienza sul modello della scheda parametrica utilizzata in Abruzzo. La scheda, come sottolineato durante la riunione, è caratterizzata da norme attuative volte allo snellimento delle procedure tecnico-amministrative ed è basata su un modello parametrico per la determinazione del contributo concedibile, gestito attraverso un protocollo di progettazione. A spiegare il percorso, l’architetto Giuseppe Licciardello, della struttura commissariale: «E’ un protocollo di progettazione che serve a guidare i tecnici nella redazione della proposta progettuale per ricostruire e riparare gli edifici danneggiati, nell’ambito della relativa istanza per la concessione del contributo». Scalia ha sottolineato la collaborazione con il capoluogo d’Abruzzo: «La filosofia è quella che appena si parte, si cammina velocemente. Abbiamo voluto questo incontro per assorbire l’esperienza dell’Aquila, ci serve per non annaspare. Inviteremo coloro che devono ricostruire a individuare dei tecnici che utilizzeranno questa scheda. Quello che stiamo cercando di fare», ha aggiunto Scalia, «iniziare la ricostruzione in sicurezza, cominciando laddove i danni sono minori, e poi delocalizzare quelle poche strutture che vanno delocalizzate. Abbiamo ingaggiato un’azienda partecipata dallo Stato, che in un mese sarà in grado di fare supporto ai tecnici. Ma il primo passo concreto, cioè l’autorizzazione ai Comuni per assumere il personale tecnico, deve essere fatto al più presto per far partire la macchina della ricostruzione».
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