Ricostruzione L'Aquila, case pronte dopo i restauri ma ancora senza luce e gas

I residenti esasperati: "Nessuno in grado di dirci quando ci saranno gli allacci". L’assessore Di Stefano: "Abbiamo fatto pressioni agli enti gestori dei servizi"
L’AQUILA. I lavori di ristrutturazione dell’edificio, una palazzina con sei appartamenti danneggiati dal terremoto, sono stati completati nel settembre del 2014, ma l’immobile è ancora disabitato. A voler puntualizzare, un “inquilino” nello stabile di via Francesco De Marchi c’è: si tratta della muffa, che a un anno e cinque mesi dalla riconsegna del cantiere già ha colonizzato le pareti imbiancate. Le famiglie che ci vivevano prima del 2009, invece, non sono ancora riuscite a farvi ritorno. Mancano acqua, luce e gas, e quel che è peggio è che nessuno sembra poter dare un’indicazione certa sui tempi di riallaccio delle utenze. A segnalare il caso è la signora M.B., pensionata, proprietaria di uno degli appartamenti. Una situazione comune a tanti cittadini aquilani che sono riusciti a ricostruire la casa in tempi relativamente brevi, ma che non riescono a farvi rientro perché mancano i requisiti essenziali per poterla abitare. «Vorrei tanto poter tornare a casa mia», dice M.B., «e non soltanto per motivi di nostalgia». La donna percepisce una pensione di 1100 euro al mese. Ne spende 600 per pagare l’affitto dell’appartamento in cui vive, e altri 120 per il box dove ha ammassato i mobili che non può sistemare in via De Marchi. «Quella casa è umida», dice. «Le pareti sono piene di muffa e se riporto i mobili finiranno col rovinarsi anche quelli, Vi chiedo di segnalare sul Centro questa situazione vergognosa e sconcertante nella quale, purtroppo, si trovano tanti aquilani che aspettano di poter rientrare nelle proprie abitazioni. Parliamo in molti casi di appartamenti pronti da più di un anno, come il mio, riconsegnato per fine lavori a settembre 2014. Queste abitazioni sono inutilizzabili, perché mancano di gas, luce e acqua, e sono alla mercé dei ladri, che hanno già rubato le caldaie. Sono svariati anni che buttiamo via soldi per pagare affitti, e alla fine, quando andremo a riprendere i nostri mobili, magari troveremo fradici pure quelli. Ci chiediamo per quanto tempo ancora dobbiamo essere costretti a sopportare tutto questo». Da sottolineare la circostanza che per rimettere a posto l’edificio, classificato E senza bisogno di demolizione, ci sono voluti circa due anni. Altri 17 mesi, invece, sono trascorsi nell’inutile attesa del riallaccio delle utenze. «Questo è un fenomeno abbastanza esteso», conferma l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, «al quale abbiamo tentato di far fronte facendo pressione sugli enti gestori affinché siano più celeri nel dare risposte ai cittadini. Tra l’altro, l’articolo 11 del decreto enti territoriali stabilisce che, decorso il termine utile per il riallaccio, i gestori paghino una sanzione di 500 euro per ogni giorno di ritardo». Non è tutto così semplice e automatico. Infatti, allo stato attuale, non è chiaro il soggetto tenuto a erogare la sanzione. Il decreto non lo specifica, e così, nell’incertezza normativa, capita che a rimetterci sia sempre l’anello più debole della catena. «Effettivamente», osserva l’assessore Di Stefano, «la norma non è molto chiara». A cosa serve riavere casa se non ci si può vivere e si è costretti a giocarsi più di mezza pensione per pagare l’affitto altrove? «Non è detto», spiega l’assessore, «che il ritardo sia esclusivamente imputabile alla realizzazione dei sottoservizi. Il fatto è che si sta ricostruendo una città da capo. Un’operazione complessa, ma alla fine L’Aquila tornerà bellissima. Tutto questo comporta disagi».
Angela Baglioni
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