Ricostruzione, la solita rissa da pollaio
Il consiglio comunale doveva decidere su una legge fondamentale per il futuro della città ma è stata un’occasione persa
L’AQUILA. Doveva essere un consiglio comunale decisivo, di quelli che sarebbero dovuti passare alla storia. Per la prima volta la massima assise civica era chiamata ad esaminare la bozza della nuova legge che, quando sarà operativa, dovrebbe diventare la stella polare per la ricostruzione della città. E invece è finita come al solito: una rissa da pollaio da cui non è venuto fuori nulla se non urla, invettive, ironie, sorrisetti, gesticolazioni varie.
Il giorno dopo diventa persino difficile spiegare quello che è stato deciso: di fatto, nulla. Ora ci saranno conferenze di capigruppo, ulteriori riunioni con le cosiddette categorie produttive (rappresentate dalle stesse facce che sono sulla scena da vent’anni e che hanno distrutto o quantomeno non difeso il debole tessuto economico cittadino negli anni in cui era forse possibile farlo). Ne salterà fuori un calderone nel quale ci sarà tutto e niente e il lavoro più che per i muratori sarà per avvocati e giudici vari.
A oggi, 18 aprile 2015, c’è una sola certezza: i soldi non si vedono, i cantieri – in attesa di aprire da mesi – sono al palo. Domani lo scenario potrebbe cambiare ma per adesso la situazione non è rosea. Naturalmente la politica cittadina è più interessata al solito teatrino fatto di conferenze stampa e di comunicati da distribuire in dosi massicce ai media.
Ieri mattina ha iniziato il centrodestra: tutti i consiglieri schierati per dire che la sottosegretaria Paola De Micheli ha offeso la città con quella “fuga” dall’aula consiliare proprio quando il dibattito doveva entrare nel vivo. E in effetti che la De Micheli sia allergica al confronto coi cittadini appare chiaro dal fatto che ancora non riceve pubblicamente i rappresentanti delle frazioni. Per il centrodestra inoltre «il sottosegretario non conosce bene i problemi della ricostruzione dell’Aquila, e sui soldi tira fuori cifre inverosimili». De Matteis ha addirittura parlato di bugie dette agli aquilani: «I soldi non ci sono. Basta navigare nel sito del Cipe per rendersene conto».
Fatte due verifiche De Matteis ha scoperto che il governo Renzi non ha fatto arrivare all’Aquila nemmeno un euro «i soldi di cui si parla sono stati stanziati dai governi precedenti». A difesa della De Micheli è arrivata una lunga nota del sindaco Massimo Cialente con la quale si scusa con l’esponente del governo «per la gazzarra scatenatasi ieri in Consiglio comunale, nel momento in cui, come peraltro già deciso e noto, alle ore 16.15, ha dovuto lasciare l’aula per far fronte agli altri impegni assunti in previsione della sua visita all’Aquila». Per Cialente è tutta colpa «della scarsa consapevolezza, da parte di alcuni, dell’importanza del passaggio politico nel Consiglio comunale di ieri. Ringrazio i pochi consiglieri che hanno presentato emendamenti al testo di legge in fase di stesura».
Rifondazione comunista che in teoria fa parte della maggioranza che sostiene Cialente scrive: «L'intervento del sottosegretario è consistito in una passerella piena di vaghe promesse, per l'ennesima volta il governo ha perso l'occasione di ascoltare i problemi reali della città. Ciò pone un problema politico ormai ineludibile, da affrontare prima di tutto con il Partito Democratico locale, che non può più appellarsi alla differenza tra il livello nazionale e locale essendo il proprio segretario nazionale il Presidente del consiglio». (g.p.)

