Ricostruzione lenta il Comune rilancia: accuse agli ingegneri

La replica al vetriolo di Cialente e dell’assessore Di Stefano «Da Masciovecchio solo un incomprensibile arroccamento»
L’AQUILA. «Ancora una volta assistiamo a un incomprensibile arroccamento delle categorie professionali». Arriva una replica a quattro mani, firmata dal sindaco Massimo Cialente e dall’assessore Pietro Di Stefano, alle dichiarazioni del presidente dell’ordine degli ingegneri Elio Masciovecchio, che aveva rispedito al mittente le accuse sui ritardi accumulati nel processo della ricostruzione. «Abbiamo posto una questione ben precisa», dicono Cialente e Di Stefano, «ovvero che ci sono tecnici che ritardano nel consegnare le integrazioni loro richieste, impedendo di chiudere la pratica edilizia e di far partire i lavori in molti edifici. Di fronte a questo, Masciovecchio preferisce scantonare con risposte diverse, eludendo il senso delle nostre affermazioni. Da un giovane dirigente, ci aspettiamo che possa connotare il proprio mandato con atti di rottura sulle consuetudini che regnano in consessi circoscritti e non già che ripercorra vocaboli desueti, che non aiutano a fare la storia di questi luoghi».
Cialente e Di Stefano ripercorrono gli ultimi anni: «Ci siamo sempre assunti le nostre responsabilità per fare in modo che la ricostruzione procedesse quanto più possibile spedita: ad esempio con l'introduzione delle scadenze dei progetti da presentare, a partire da quelli classificati B. Anche in quell’occasione ci fu la levata di scudi dei progettisti e se non avessimo avuto la mano ferma, oggi non avremmo la periferia pressoché completata. Ci saremmo, anzi, trovati a dover affrontare quelle pratiche che Masciovecchio denuncia come inevase, che sono circa un migliaio e non 4000, lasciate della filiera. Gli stessi progettisti avrebbero potuto scegliere l’opzione con la nuova procedura, mantenendo l’ordine di presentazione, mentre invece hanno scelto di non procedere a una semplificazione della richiesta, passando alla scheda parametrica. Rammentiamo peraltro agli smemorati che il Comune, pur di mandare avanti le pratiche, ha assunto a propria responsabilità la verifica del progetto entro il 20% tra la richiesta e quanto giudicato ammissibile dalla filiera. Inoltre, nella nuova legge si è chiesto di inserire delle norme di etica comportamentale che colpiscano proprio i tecnici che non integrano, che non redigono i Sal e che non presentano progetti completi. Si è chiesto, ancora, che la vigilanza venga affidata agli ordini professionali con una opportuna informazione sui loro siti, anche relativamente al monte incarichi acquisito da ogni tecnico. Pure in questo caso», sottolineano sindaco e assessore, «si è dovuto registrare un incomprensibile arroccamento delle categorie professionali, proprio nel momento in cui si chiede agli altri trasparenza e celerità. Vorremmo che si capisse che abbiamo una forte carenza di personale e che a fronte di questa criticità le pratiche incomplete aggravano il lavoro degli uffici, costringendoli più volte a tornarci sopra, senza poterle definire in modo compiuto». E precisano ancora: «Il blocco dei Sal si è avuto solo con la vacanza di Abruzzo Engineering, tempo ampiamente recuperato. L’ingegnere Vittorio Fabrizi ha cessato le sue funzioni per via di una sentenza del giudice, sui cui speriamo si faccia chiarezza per riavere un dirigente capace e stimato nella pienezza dei poteri. Non abbiamo avuto nessuna vacanza dirigenziale, in quanto l’avvocato Pirozzolo, l’architetto De Paulis e oggi l’architetto Santoro hanno assicurato la reggenza dell’ufficio, assolvendo ai compiti pur con un carico di lavoro eccessivo. Per diversi mesi il sindaco si è privato del segretario generale per assicurare una dirigenza all’Usra e colmare il vuoto lasciato da Paolo Aielli. In quanto al cambio delle norme tecniche di attuazione per il solo centro storico cittadino, gli ingegneri sanno che laddove è possibile demolire (edifici incongrui o seriamente colpiti dal sisma) il consiglio ha già dato le opportune direttive. Se invece si pretende di procedere in maniera scellerata, mettendo a rischio uno dei centri storici più belli d’Italia, allora sappiano che questa visione incontrerà sempre la nostra opposizione, a difesa della bellezza e dell’identità della nostra città. Le norme di rivitalizzazione dei centri storici, su iniziativa del Comune, sono contenute nella proposta di legge. Senza una norma primaria è impossibile qualunque azione da parte dell’amministrazione».
«In quanto alla ricostruzione delle frazioni», concludono Cialente e Di Stefano, «occorre rammentare la nostra polemica con l’ex coordinatore dell’Ufficio speciale e tutti gli atti approvati, proprio perché le frazioni possano veder partire la ricostruzione dei loro centri storici».
Romana Scopano
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