Ricostruzione, Nusca boccia l’idea di spostare le pratiche

L’ex coordinatore dei sindaci attacca: portare i progetti da un Utr a un altro è come curare un malato terminale come se avesse un semplice raffreddore
L’AQUILA. L’idea di trasferire i progetti da un Utr all’altro per velocizzare l’esame delle pratiche della ricostruzione non piace a Emilio Nusca, ex coordinatore dei sindaci del cratere. «Ci mancava solo questa», commenta con ironia. «Una idea che definire bizzarra è voler essere buoni. L’intesa sottoscritta», afferma, «è l’ennesima toppa messa al vestito della ricostruzione. Un vestito che doveva rimare elegante, per come era stato confezionato, che invece sta sempre più diventando liso e pieno di rattoppi. Ora trasferiamo i progetti da una parte all’altra. Immagino solo le difficoltà dei tecnici istruttori quando dovranno liquidare i Sal su lavori previsti in progetti non istruiti da loro ma da colleghi di un altro Utr! Non è certo solo questo che preoccupa. Fa riflettere e preoccupa, invece, il non voler affrontare il problema alla radice. È come voler curare un malato terminale con l’aspirina. Certo le questioni sono tante. A incominciare dalla continua perdita di personale con la impossibilità immediata di sostituirlo. È uno dei problemi recentemente sollevati», aggiunge Nusca, «e a cui non è facile dare una soluzione. Si invoca una soluzione politica. Ma, mi chiedo, chi è preposto a questo ruolo? Certamente non i cittadini che hanno, per questo, delegato i propri rappresentati. Ci sono tuttavia altre questioni che possono essere facilmente risolte. Penso alla eccessiva burocratizzazione che si sta dando alla intera filiera della ricostruzione . I troppo vincoli, le tante ordinanze, le diverse interpretazioni che gli Utr danno alle norme. La mancanza di direttive chiare ed univoche non applicate da tutti allo stesso modo». L’impietosa analisi di Nusca prosegue: «Abbiamo messo in campo il meccanismo della scheda Mic ( modello integrato del cratere) per accelerare l’esame delle pratiche, proprio per far si che si comprimessero maggiormente i tempi per il rilascio del buono contributo. Un ottimo manuale d’uso doveva servire a fare il resto. A distanza di oltre un anno possiamo dire che i risultati sono stati pari alle attese ? Certamente no. Questo meccanismo così tanto voluto e salutato con unanime entusiasmo da tutti i soggetti interessati, cozza ora contro il muro delle libere interpretazioni da parte degli Utr. Cozza contro il muro del non esercizio delle funzioni attribuite ai sindaci dalla legge che non riescono a seguire. Si infrange contro la diffidenza che si è man mano generata nel rapporto fra tecnici e uffici, dovuta principalmente al modo diverso di interpretare norme non chiare. Che senso ha avuto», chiede, «far fare una norma dal Parlamento sui tempi di esame delle pratiche, (sei mesi ) quando poi viene puntualmente disattesa? Oppure la necessità di attendere mesi per la liquidazione di un Sal quando la legge attribuisce quarantacinque giorni per farlo? Il mancato rispetto di questi tempi non è sanzionato da nessuno, mentre si applicano sanzioni per cinque giorni di ritardo nella presentazione di un Sal o di una comunicazione di fine lavori. Se questo è il rapporto fra i “poteri” nel meccanismo della ricostruzione, bisogna che chi è preposto al controllo della gestione del processo, ci metta immediatamente riparo senza fare ricorso a nuove norme, ma facendo semplicemente rispettare quelle che esistono. È necessario che vengano “riallineati” i singoli centri di azione, e i compiti che la legge loro attribuisce. I sindaci devono svolgere il loro compito fino in fondo, gli Utr il loro, e l’Usrc il suo, secondo l’ordine delle competenze gerarchiche attribuite dalla legge , senza prevaricazioni di sorta con l’indispensabile azione di controllo che deve coprire l’intero percorso senza escludere pezzi importanti della filiera». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

