Ricostruzione privata, sì all’anticipo del 30%

Aumenta il contributo massimo che le imprese possono chiedere ai Comuni, parere favorevole dell’Anac
L’AQUILA. Le imprese impegnate nella ricostruzione privata potranno chiedere ai Comuni un’anticipazione del 30% (sul contributo massimo previsto) ancora prima di aprire il cantiere. Finora era del 20%.
L’Ufficio speciale di Fossa (Usrc), diretto dall’ingegner Raffaello Fico, ha reso noto il parere dell’Anac che dà il via libera a tale aumento. Era stato proprio l’Usrc a chiedere all’Anac un parere a proposito in modo da adeguare la somma da anticipare a quella già prevista per gli appalti pubblici. Un’iniziativa che, unita all’aumento del contributo del 20 per cento per far fronte ai prezzi delle materie prime sempre più onerosi, dovrebbe ridare slancio alla ricostruzione privata che negli ultimi mesi ha un po’ rallentato.
«In ordine all’istituto dell’anticipazione del prezzo» scrive l’Anac nel parere «si ritiene che la norma – l’articolo 207 del decreto legge 34/2020 – può ritenersi applicabile anche ai lavori di ricostruzione post-sisma». Quindi «la disciplina dell’anticipazione del prezzo prevista per gli appalti pubblici può essere estesa ai lavori di ricostruzione contemplando la possibilità di incrementare l’importo fino al 30 per cento, nei limiti e compatibilmente con le risorse annuali stanziate per ogni singolo intervento a disposizione della stazione appaltante», cioè i Comuni. Tale aumento costituisce «una facoltà – e non un obbligo – al fine di attenuare le difficoltà economiche in cui versano le imprese a causa dell’emergenza sanitaria connessa anche alla diffusione del contagio da Covid».
L’Anac nei giorni scorsi ha dato anche il via libera pure all’ampliamento del ricorso al subappalto oltre la quota del 30% dei lavori come previsto fino a oggi. «La decisione» ha scritto l’Anac «nasce dal parere richiesto all’autorità dall’Usrc in merito alla corretta interpretazione del limite di percentuale del 30% stabilito per gli interventi privati di ricostruzione post sisma e le modifiche in tema di subappalto contenute nel codice dei contratti pubblici che invece, per essere compatibili con la direttiva Ue 24 del 2014, superano tale limite». In favore di tale interpretazione Anac ricorda che «il decreto sul sisma del 2016, a differenza di quello sul sisma del 2009, disciplina il ricorso al subappalto facendo espresso rinvio al codice appalti pubblici vigente. Se non venisse consentito il superamento del limite del 30% nei contratti tra privati per la ricostruzione post sisma 2009, si avrebbe l’applicazione di una norma non solo più rigida rispetto a quella applicata ai contratti privati per la ricostruzione del sisma del 2016, ma addirittura rispetto a quella attualmente applicata ai contratti pubblici. Una conseguenza», sottolinea l’autorità, «immotivata e paradossale». (g.p.)
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