Ricostruzione, sono pochi gli operai della provincia

18 Aprile 2017

Soltanto il 14 per cento, prevalgono i lavoratori provenienti dal Lazio (16%) Uno su quattro è straniero, tra le maestranze sono i romeni i più numerosi

L’AQUILA. Avrebbe dovuto essere uno strumento per monitorare gli operai (e le ditte) della ricostruzione post-sisma, fotografare la provenienza, controllare i cantieri attivi e i flussi di manodopera delle ditte principali e subappaltatrici. E fare da “sentinella” contro eventuali infiltrazioni mafiose, che sono sempre dietro l’angolo quando in un luogo arrivano tante risorse pubbliche come L’Aquila, oggi sicuramente il più grande cantiere d’Italia.

Invece, anche in questo caso, la lentezza con cui il Parlamento coglie gli stimoli innovativi che arrivano dai territori, rischia di dimezzare l’efficacia del “badge elettronico geolocalizzabile” per i lavoratori impegnati nella ricostruzione, stabilito con un’ordinanza del sindaco Massimo Cialente nel 2015.

Uno strumento di cui si avvalgono anche la Prefettura e il relativo coordinamento per la sicurezza nei cantieri, e tutte le forze dell’ordine a caccia di furbetti e criminali. A restare sordo è il Governo, che avrebbe dovuto recepire lo strumento negli emendamenti presentati in Parlamento due anni fa, tema su cui invece resta inerte. Forse per dimenticanza o per sottovalutazione. Senza l’obbligatorietà delle norme il badge svolge per metà la sua funzione, perché sono tante le ditte che non si preoccupano di richiedere il tesserino.

Secondo l’ultimo report dell’ufficio per il supercoordinamento sulla sicurezza dei cantieri (a piazza San Bernardino) al 31 gennaio il 75% degli operai della ricostruzione è formato da italiani, tradotto in numeri sono 2.395; quasi il 25% (788) è costituito da stranieri, per un totale di 3.183 maestranze. Con buona pace di chi lancia l’allarme di una ricostruzione «affidata agli stranieri».

«Un dato realistico ma purtroppo parziale», fa notare l’assessore comunale alla Ricostruzione, Pietro Di Stefano, «se fosse obbligatorio i numeri emersi sarebbero di gran lunga superiori. Si tratta di un’attività di screening», aggiunge, «che potrebbe essere utile a tante altre realtà in cui si sta affrontando la ricostruzione, come Amatrice o Norcia, per mantenere alto il livello di sicurezza, contrastare il lavoro nero e lo sfruttamento della manodopera».

Il dato singolare che emerge dal report è che gli operai della provincia dell’Aquila sono “appena” 336 (il 14%). Sono 327 (13,6%) quelli della provincia di Teramo, mentre 256 arrivano dalla Campania (il 10,6%) e 388 (il 16%) dal Lazio. Per un totale di 1.262 (52,6%) lavoratori abruzzesi e 1.133 (47%) da fuori regione. Quanto agli stranieri, dominano la classifica i romeni con 330 operai. Ci sono anche 20 operai dalla Svizzera.(m.g.)

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