Ricostruzione sospetta, tre condanne

13 Gennaio 2018

Due anni al funzionario comunale Di Gregorio, a sua madre, titolare della casa ristrutturata, e al progettista

L’AQUILA. Una casa rimessa a posto senza permesso a costruire. Un'ordinanza di demolizione ad hoc per un'abitazione a Valle Pretara che non si sarebbe dovuta abbattere. Una riclassificazione della categoria di danno della casa, da agibile a inagibile, su cui si addensarono sospetti. Queste carte, in mano alla Procura, hanno avuto buon gioco nel processo concluso ieri pomeriggio. I giudici hanno inflitto due anni di reclusione (pena sospesa) alla titolare della casa, Bruna Mastrantonio, al figlio, Mario Di Gregorio, funzionario comunale, e a Giovambattista Masucci, il progettista. Questi e la titolare della casa sono risultati colpevoli di tentata truffa mentre Di Gregorio di abuso d’ufficio. Assolto il funzionario comunale Fabrizio De Carolis, per il quale il pm aveva chiesto un anno e due mesi. Assolti altri tecnici tra i quali Luigi Finazzi, Marco Smiraglia, Piermarco Cardoni, Luca Pelliccione. Altre accuse mosse ai tre condannati sono cadute in prescrizione o giudicate insussistenti. Di Gregorio ha avuto l’interdizione per due anni ma sarà operativa solo in caso di condanna definitiva in Cassazione. Possibile che il Comune avvii un procedimento disciplinare.
Tutta l'operazione sarebbe stata perfezionata attraverso una discussa ordinanza di demolizione ma che, in sostanza, sarebbe stata “indotta” con il concorso dello stesso Di Gregorio che, all’epoca, era responsabile del servizio Emergenza e terremoto del Comune. Condotta, questa, che avrebbe concretizzato il reato di abuso d'ufficio attraverso la predisposizione del presupposto di una demolizione ordinata in modo discutibile. Il tutto troverebbe origine nel fatto che, nell'immediato post-sisma, l'edificio ebbe due diverse classificazioni fino a diventare una casa E cioè con danni strutturali. Nella stessa vicenda era stato imputato, tempo addietro, anche il dirigente comunale Vittorio Fabrizi, il quale scelse il rito abbreviato. In primo grado venne condannato a undici mesi ma poi fu assolto in appello.
«Siamo rimasti allibiti da questa condanna», ha commentato l’avvocato Angelo Colagrande che insieme al collega Stefano Rossi ha assistito gli imputati sanzionati, «sono curioso di leggere le motivazioni per impugnarle».
L’udienza è iniziata ieri alle 10 per terminare alle 15.30 dopo la requisitoria del pm Simonetta Ciccarelli e una camera di consiglio breve, segno che il collegio aveva idee chiare.
Gli altri legali degli assolti erano Massimo Manieri, Francesco Camerini, Marco Castellani.
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