Rifiuti tossici sotterrati nell’ex fabbrica di plastica

13 Ottobre 2020

In due buche circa 250 metri cubi di materiale, allarme per le falde acquifere Coinvolta l’Arta per eseguire le analisi. Un dossier verrà consegnato alla Procura

AVEZZANO. Nell’area del nucleo industriale, in un capannone dell’Arap (Azienda regionale delle attività produttive), dove negli ultimi anni hanno operato più imprese, spunta una discarica di rifiuti plastici: il materiale tossico, attorno ai 250 metri cubi, seppellito in due buche, è stato portato alla luce durante un intervento dell’Azienda regionale attività produttive, tornata in possesso dello stabile nella zona di via Edison.
Qui, nel corso di un intervento di sistemazione dell’area, è venuta fuori la discarica di rifiuti plastici interrata che, sospettano gli inquirenti, potrebbe aver causato danni alla falda acquifera, oltre che all’ambiente.
Un vero disastro che si trascina da anni.
Scatta dunque un nuovo allarme, mentre il Nucleo ambiente, edilizia e patrimonio della polizia locale, guidato dal capitano Adriano Fedele, vice comandante della municipale avezzanese, in linea con le direttive del dirigente Luca Montanari, ha effettuato due sopralluoghi nella zona e acquisito i primi documenti per le indagini mirate a individuare i responsabili dello smaltimento illegittimo dei rifiuti speciali. Smaltimento che potrebbe risalire anche a molti anni fa.
Nel capannone dell’Arap, infatti, si sono avvicendate più aziende nel corso degli ultimi anni, a partire dalla Ditomplast, società che operava nel settore della plastica, fallita nel 2000. Successivamente il sito è stato utilizzato da altre aziende.
Il lavoro della polizia locale, quindi, sarà incentrato nella ricerca dei responsabili dello smaltimento illecito dei rifiuti: la caratterizzazione del materiale, che sarà effettuata dall’Arta (Agenzia regionale per la tutela ambientale), potrà fornire gli elementi utili alle indagini del nucleo ambiente, edilizia e patrimonio. Oltre che informazioni sull’inquinamento della falda acquifera. Il dossier finirà all’attenzione della Procura per le eventuali contestazioni.
E non è il solo scempio scoperto recentemente nella Marsica. Quattro chilometri di rifiuti abbandonati, infatti, sono stati trovati dalle Guardie ecozoofile della provincia dell’Aquila lungo il canale che costeggia Strada 46 nel Fucino. Una scoperta fatta nel corso della consueta attività di perlustrazione dei canali della piana fucense. L’immondizia ridotta a brandelli è finita inevitabilmente anche dentro il canale di irrigazione. Si tratta soprattutto di teli utilizzati in agricoltura per riparare gli ortaggi dalle intemperie, ma c’erano anche indumenti, materiali plastici ed elettrodomestici abbandonati.
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