Rifugiati positivi, tamponi agli operatori

28 Luglio 2020

In 5 sono stati a contatto con i migranti, il centro di accoglienza isolato dalle forze dell’ordine. D’Eramo: esposto in Procura

PETTORANO SUL GIZIO. Cresce la preoccupazione nel centro di accoglienza di Ponte d’Arce, a Pettorano sul Gizio, dove, da domenica mattina, 8 migranti sono risultati positivi al Covid-19. Cinque operatori della struttura sono stati posti in isolamento domiciliare, per essere entrati in contatto con i migranti, e sottoposti a tampone. Per la prefettura si tratta di un atto dovuto da parte dell’Asl, «che monitora costantemente la situazione sanitaria, al momento completamente sotto controllo».
Il nuovo fronte di contagio è infatti contenuto nella struttura, dove gli stessi richiedenti asilo stanno osservando la quarantena obbligatoria, «senza alcun contatto con la popolazione. In attesa del responso saranno comunque garantiti i servizi essenziali ai migranti, grazie all’apporto di un operatore addetto alla mensa, che resterà in isolamento fiduciario interno con gli ospiti tunisini», fanno sapere dalla prefettura dell’Aquila. Che intanto ha rafforzato la vigilanza fissa nel piazzale esterno del centro di accoglienza, garantita da polizia, carabinieri e Guardia di finanza, per evitare che gli ospiti risultati positivi possano allontanarsi dal centro di accoglienza.
I migranti (12 in tutto, dei quali 8 risultati positivi) erano arrivati la notte tra il 15 e il 16 luglio da Lampedusa ed erano risultati negativi al test sierologico effettuato subito dopo il loro sbarco.
Sulla vicenda interviene il coordinatore regionale della Lega, Luigi D’Eramo, il quale annuncia di aver presentato un esposto in Procura «affinché sia fatta totale chiarezza. La vicenda è grave e preoccupante», spiega D’Eramo. «I migranti sarebbero risultati negativi al momento della partenza dai centri di provenienza e per questa ragione ritengo doveroso che si faccia chiarezza sulle modalità di esecuzione dei tamponi e dei test sierologici, sia per avere certezza della riferibilità degli esami, sia sulle modalità di scelta dei migranti da trasferire. In primo luogo, per la tutela dell’incolumità degli stessi migranti che, laddove positivi, o peggio, malati, devono essere ricoverati con urgenza. In secondo, luogo per i piccoli Comuni dove vengono trasferiti, i cui residenti sono esposti, senza alcuna cautela da parte di chi ci governa, a rischi enormi. È essenziale», conclude D’Eramo, «che venga accertato il reale stato di salute di queste persone. Ho dato mandato a professionisti per un esposto alla Procura della Repubblica competente, per valutare l’eventuale sussistenza di ipotesi di reato, in relazione alla condotta descritta e, in ipotesi, di chiedere di valutare se sussistano i reati di epidemia colposa ovvero altri reati anche dolosi che dovessero essere riscontrati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA