Riga e Mancini assolti dall’accusa di corruzione

16 Giugno 2021

Il tribunale: il fatto non sussiste. L’ex vicesindaco e l’imprenditore furono arrestati nel 2015 e posti ai domiciliari. L’inchiesta fece traballare la giunta di centrosinistra

L’AQUILA. «Il fatto non sussiste». Cade l’accusa di corruzione per il mega-appalto da 28 milioni per rifare l’Oratorio dei Salesiani. Nessuna corruzione, né propria né impropria. Assolti con formula piena Roberto Riga, 53 anni (ex vicesindaco nella giunta di Massimo Cialente); Massimo Mancini (imprenditore edile ed ex vicepresidente della ex L’Aquila calcio), e Sandro Martini, imprenditore di 65 anni. Il tribunale in composizione collegiale (presidente Alessandra Ilari, giudici a latere Monica Croci e Tommaso Pistone) ha pronunciato la sentenza di primo grado in una vicenda giudiziaria che fu segnata, ai suoi albori (nel 2015), dagli arresti domiciliari che furono disposti nei confronti di Riga e Mancini, i due principali imputati. L’inchiesta segnò in maniera indelebile il lento declino del Cialente-bis (il sindaco, nel 2014, dopo un’altra inchiesta analoga sugli appalti si dimise per la seconda volta, per poi tornare al suo posto entro i termini previsti), estromise di fatto Riga dall’agone politico ed ebbe ripercussioni anche per il ruolo di Mancini nel mondo del calcio. Per Riga si tratta della seconda assoluzione dopo quella del 21 luglio 2020 nell’ambito del processo “Do ut des”, che ha scagionato anche gli ex assessori Pierluigi Tancredi e Vladimiro Placidi, l’ex cerimoniera del Comune Daniela Sibilla, l’imprenditore veneto Daniele Lago e il tecnico Fabrizio Menestò.
LA STORIA. Due i capi d’imputazione definiti. Il primo (Riga e Mancini) riguardava i rapporti tra l’amministratore pubblico e l’imprenditore, con accuse di tangenti pagate sotto forma di affitti oppure per acquistare automobili. Per l’accusa, l’ex vicesindaco si sarebbe speso con il rappresentante legale dell’Opera salesiana per favorire l’affidamento dei lavori alla ditta di Mancini e, in cambio, avrebbe stipulato col costruttore un contratto di affitto, quella che fu definita come una «tangente mascherata». La difesa, al contrario, è riuscita a dimostrare che tutte le operazioni contabili furono tracciate e tutto si è svolto secondo le regole, locazione immobiliare compresa. Per questo capo d’imputazione l’accusa aveva chiesto per entrambi l’assoluzione, ma con formula dubitativa. Il tribunale è andato oltre pronunciandosi per la formula piena. L’altra imputazione (a carico di Riga e Martini, imprenditore di Rocca di Mezzo della Ica di Martini Sandro&Csas) era per l’ipotesi di corruzione impropria con assegni da 14mila euro (in tre tranche) ricevuti dall’ex vicesindaco e dall’ex moglie. Il pm aveva chiesto 8 mesi per entrambi, previa concessione delle attenuanti generiche. Anche in questo caso il tribunale ha assolto. Il collegio difensivo: Luca Marafioti, Dario Visconti, Giuseppe Nerio Carugno, Luciano Bontempo, Tommaso Navarra.
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