Rimosse le vecchie auto del Cam abbandonate nell’area di Pozzillo

11 Marzo 2024

Una trentina i mezzi, ormai dei rottami, spuntati nella zona del depuratore gestito dal Consorzio Macchine e furgoni spostati in un deposito. Il sito bonificato per scongiurare danni ambientali

AVEZZANO. Sono state rimosse le auto, diventate con gli anni dei rottami, appartenenti al Consorzio acquedottistico marsicano che erano in stato di abbandono all’interno dell’area del depuratore di Pozzillo, nella zona Sud di Avezzano. Depuratore gestito dalla stessa società che fa capo al servizio idrico integrato del territorio, recentemente al centro delle cronache marsicane per i dati diffusi da Arta circa lo stato di alterazione delle acque reflue che confluiscono nei canali del Fucino. Il “cimitero” abusivo, ben occultato dalla recinzione, affacciava su un fronte aperto del Fucino, in prossimità della vecchia ferrovia che costeggia via Niccolò Paganini, nel quale non transita anima viva.
Impossibile dire da quanto tempo i veicoli fossero stati abbandonati. Si tratta di una trentina di mezzi, tra furgoni, utilitarie e doblò, con ancora affissa la targa (alcune precedenti all’immatricolazione europea) visibilmente provati dal tempo. Alcuni si presentavano senza le portiere, ancor più esposti agli agenti atmosferici, altri incidentati e senza gli pneumatici, parzialmente immersi in grossi cumuli di terriccio. Nelle immediate adiacenze anche materiale da lavoro, come le curve per gli acquedotti, pezzi di tubature e pozzetti in cemento. Una sorta di discarica, attenzionata dal comando del nucleo forestale dei carabinieri dell’Aquila, che riferisce il trasferimento da parte del Cam di tutti i veicoli in un deposito del territorio, non molto lontano dal depuratore. Totale riserbo circa eventuali indagini in corso nell’ambito dell’abbandono di tali mezzi. Il sito sarebbe stato bonificato da qualche settimana, scongiurando ulteriori effetti collaterali per l’ambiente. Le condizioni di alloggiamento delle carcasse, rimaste per lungo tempo a contatto con il terreno, hanno generato l’allarme ambientale, sia per il timore di un prolungato processo di ossidazione dei rottami, esposti agli agenti esterni, sia alla fuoriuscita di oli esausti, carburante e acidi delle batterie. Il contatto diretto con il terreno poi, non impermeabilizzato con adeguata pavimentazione di contenimento dei liquidi, potrebbe aver favorito eventuali infiltrazioni e il rischio di contaminazione delle falde. Il nucleo dei forestali ribadisce come la gestione dei depositi debba avvenire nel rispetto della specifica normativa compendiata nel Tua, il testo unico in materia di ambiente, a tutela e a salvaguardia dell’ecosistema e della sicurezza pubblica, anche in caso di calamità. Non è un caso che la denuncia degli agricoltori sia arrivata nel momento di maggior clamore mediatico circa le condizioni di salute della piana del Fucino. In particolare a pochi giorni di distanza dalla diffusione, da parte dell’Arta, dei dati allarmanti circa lo stato di alterazione delle acque reflue rilasciate dal depuratore di Pozzillo, che confluiscono nei canali, alimentando di fatto timori per l’agricoltura.
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