Rinasce palazzo Pica Alfieri

26 Settembre 2017

Tolti i teloni dalle facciate dell’antico edificio: imminente la fine dei restauri

L’AQUILA. Il telone, ormai imbrunito dal sole, che da due anni copriva la facciata di Palazzo Pica Alfieri, è cominciato a scendere ieri pomeriggio, liberando uno dei primi esempi di barocco aquilano. Come dietro il sipario di un teatro, è ora possibile vedere due file di finestre, su cui dovrà essere presto rimontata la balconata sorretta da quattro esili colonnine che sovrastava i due portali d’ingresso, che saranno scoperti nei prossimi giorni. La pietra bianca, appena restaurata, sembra aver recuperato un nuovo splendore, quello che doveva avere nel 1726, quando l’opera di Pietropaolo Porani è stata inaugurata per la prima volta. Ma il restauro di uno dei palazzi più ricchi del centro, partito quasi tre anni fa e costato oltre 8milioni di euro, diretto dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Aquila e del cratere, per opera dell’architetto Antonio Di Stefano, ha interessato anche gli antichi saloni interni, i cortili, gli scaloni calpestati prima dal capitano del popolo, poi da due regine: Margherita d’Austria e Giovanna d’Aragona. Nel 1265 Carlo I d’Angiò ha dato il via alla ricostruzione di quella che considerava una delle città più importanti del suo nuovo regno, L’Aquila. È in questa occasione che appaiono le prime notizie del sito abitativo dove sorgerà il palazzo dei Pica Alfieri: un complesso detto fino al XV secolo Case Nuove e destinato a una lunga e tormentata storia di cambi di proprietà, interventi e migliorie. Storie di un nobile passato che sembra quasi poter tornare a vivere nelle parole del proprietario del palazzo, Fabrizio Pica Alfieri, che dell’edificio conosce ogni pietra. Non aveva visto, però, mai prima del terremoto quelle di due portali quattrocenteschi. «Si tratta di resti importanti e monumentali del periodo in cui il palazzo apparteneva al capitano», spiega Giuseppe Chiarizia, direttore dei lavori, insieme a Orlando Cetrullo. «Sono venuti alla luce resti durazzeschi molto belli». Le opere sono state eseguite dalla ditta Aldo Del Beato, su progetto dello stesso Chiarizia, dagli ingegneri Riccardo Vetturini, Giacomo Di Marco, Antonio Borri, Gianfranco Fabretti. «Dai quattro cantoni a Palazzo Pica Alfieri è stata ormai restituita una quinta ininterrotta di facciate recuperate», commenta con soddisfazione la soprintendente, Alessandra Vittorini. «Dietro le facciate», dice, «c’è da lavorare, ma intanto per la città tornano a prendere una forma rinnovata interi spazi urbani. Siamo di fronte a Palazzetto dei Nobili che cinque anni fa è stato il primo palazzo pubblico restaurato in centro. Sugli altri due lati della piazza ci sono altri due edifici molto importanti, uno con i lavori in corso e l’altro in fase di avvio. In qualche modo si chiude, a cinque anni di distanza, il dialogo tra un grande palazzo privato e un importante edificio pubblico. Dai nostri conti, sono stati approvati i progetti di oltre 300 edifici privati vincolati, laddove il centro dell’Aquila ne ha poco meno di 350. Siamo oltre l’80-90%. Sul tavolo ce ne sono una decina: i beni culturali, tranne eccezioni, sono stati restituiti già alla città o lo saranno presto». (m.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.