Rinchiuso in un casolare per 4 giorni

Un pastore accusa una 40enne: sequestrato per convincerlo a rinunciare al figlio che la donna voleva adottare
SULMONA. Tiene sotto sequestro per quattro giorni in un casolare di campagna il padre del bambino che ha in affidamento per poi caricarlo nel cofano di una utilitaria e liberarlo nei pressi di un fiume. Ha dell’incredibile la storia che vede protagonisti un pastore e una 40enne di Sulmona, finiti ieri mattina davanti al gup del tribunale di Sulmona, il primo come parte lesa e l’altra come presunta autrice del sequestro. E, dopo aver ascoltato le parti, è stato deciso che l’intera storia dovrà essere chiarita nel corso del dibattimento.
I fatti fanno riferimento al 2019, quando l’uomo decise di riconoscere la paternità del bimbo che, nel frattempo, era stato dato in affidamento a una donna di Sulmona. Vedendo in pericolo la possibilità di tenere con sé il piccolo, la 40enne avrebbe deciso di rinchiudere il presunto padre del bambino in un casolare di campagna. Quattro giorni in cui la donna avrebbe cercato di convincere l’uomo a rinunciare al riconoscimento del bambino in modo da lasciarle intatte le possibilità di adozione. Evidentemente l’imputata non è riuscita nel suo intento, e dopo quattro giorni di trattative ha deciso di liberare l’uomo, lasciandolo in pieno inverno sul greto di un fiume.
Questo è quanto messo nero su bianco dalla parte lesa davanti ai carabinieri di Raiano. Un racconto che, secondo l’avvocato difensore dell’imputata Alessandro Rotolo, sarebbe totalmente inventato «vista la scarsa credibilità della persona offesa». Tant’è che, durante l’udienza dal gup, ha più volte chiesto il non luogo a procedere per la sua assistita.
«Le accuse», spiega l’avvocato Rotolo, «si basano solo sul racconto inverosimile dell’uomo, senza alcun riscontro probatorio. E sono certo che tutta la verità verrà fuori nel corso del dibattimento che andremo a fare». Nel frattempo il piccolo, proprio a seguito della denuncia, è stato dato in affidamento ad altra famiglia. La prima udienza del processo è fissata al 26 marzo, quando i protagonisti della vicenda saranno chiamati a confrontarsi al tribunale di Sulmona riunito in seduta collegiale. (c.l.)

