Ripara la casa e restituisce trenta centesimi

25 Aprile 2020

Cittadino alle prese col singolare bonifico dopo aver ottenuto il contributo pubblico di ricostruzione

L’AQUILA. Aveva ottenuto un piccolo contributo per la ristrutturazione di una porzione di fabbricato non abitativo in una frazione a Nord-Ovest della città. Il Comune ha accreditato i fondi su un conto vincolato (che può essere usato solo in relazione alle opere da effettuare) e a fine lavori si è accorto di aver “risparmiato” 0.30 euro (trenta centesimi). Per chiudere il conto il proprietario ha restituito al Comune la somma residua attraverso un bonifico che, solo di commissione bancaria, sarà costato altrettanto se non di più. Il Comune, poi, ha dovuto stilare una dettagliata determina con cui prende atto della restituzione e iscrive gli 0.30 euro in un apposito capitolo di bilancio. Fra le tante stranezze della burocrazia legata alla ricostruzione adesso va aggiunta anche questa. Il finanziamento fu chiesto nel 2011 in base all’ordinanza che riconosceva “contributi con varie modalità di erogazione per la riparazione di edifici privati parzialmente inagibili con misure di pronto intervento nonché interventi locali su singoli elementi strutturali comunque idonei ad assicurare migliori condizioni di sicurezza”. I soldi furono dati materialmente nel 2013 e nei primi mesi del 2015 si svolsero i lavori (che hanno riguardato porzioni di un fabbricato con diversi proprietari, una porzione più grande che ottenne oltre 200.000 euro e le altre molto più piccole con cifre dai 2.000 ai 9.000 euro). Nella determina è scritto: “Vista la contabilità finale dei lavori e considerata l’economia rispetto al preventivo di spesa, pari a 0,30 euro giacente sul conto corrente vincolato; vista la nota con la quale il beneficiario chiede l’autorizzazione alla chiusura del conto corrente vincolato e la restituzione della somma di 0.30 euro giacente sullo stesso; considerato il bonifico effettuato dal beneficiario del contributo al Comune” e vista poi una serie infinita di leggi, regolamenti e accordi, con la determina dirigenziale “si accerta l’importo complessivo di 0.30 centesimi sul capitolo di bilancio in entrata 13700 denominato Restituzione contributi diretti erroneamente erogati”. La determina “unitamente alla documentazione giustificativa” è stata inviata “al settore bilancio per la prescritta attestazione di regolarità contabile e copertura finanziaria dando atto che diventerà esecutiva con l’apposizione della predetta attestazione”. La legge è legge. Anzi è “strano” che non siano stati chiesti gli interessi dal 2015 a oggi sugli 0.30 euro.