Risarciti solo in parte i danni causati dai cinghiali

28 Gennaio 2018

Stanziati appena 759mila euro (meno della metà della somma conteggiata) per i 780 imprenditori agricoli e zootecnici abruzzesi ammessi al ristoro 

VITTORITO. Ammonta a 780 il numero degli imprenditori agricoli e zootecnici abruzzesi ammessi al risarcimento dei danni subiti dalla fauna selvatica nel periodo compreso tra il 4 novembre 2016 e il 3 novembre 2017. La somma a disposizione è di 759.000 euro, a fronte dei danni che ammontano a quasi un milione e 800 mila euro. Pertanto le aziende potranno avere solo un acconto. Il contributo verrà erogato in regime del “de minimis”. Un imprenditore cioè in un triennio non può percepire più di 15 mila euro. Dall’elenco degli ammessi al risarcimento emerge però che i danni subiti da alcune aziende, solo nel 2017, vanno ben oltre questa cifra. Valga per tutte l’esempio dell’azienda vitivinicola Nicola Pietrantonj di Vittorito, i cui danni accertati ammontano a 49.600 euro. Un’azienda nata nel 1830, che oltre ai vigneti, che occupano una superficie di 50 ettari, comprende oliveti e seminativi. «I danni arrecati dai cinghiali ai nostri vigneti», rileva la figlia dell’imprenditore, Alice, «sono stati ingenti. Purtroppo chi fa il nostro mestiere sa che possano esserci delle annate sfavorevoli. Lo scorso anno, ad esempio, abbiamo dovuto pagare le conseguenze non solo delle gelate di aprile, ma anche dell’incendio del Morrone, che spingendo a valle gli animali selvatici ha esposto i vigneti ai loro assalti. Certo, essere risarciti per intero ci avrebbe fatto comodo. Ma le risorse finanziarie della Regione sono quelle che sono. Ci accontenteremo di quello che ci verrà dato. Contiamo molto invece sulla pubblicazione del bando, da parte della Regione, sulla recinzione delle aziende agricole, la cui spesa verrebbe interamente rimborsata. Un’iniziativa che ci metterebbe al riparo dalle devastazioni dei vigneti da parte dei cinghiali».
Ma non tutti gli imprenditori la pensano allo stesso modo. A farsi interprete del loro malcontento è la Confagricoltura L’Aquila. L’associazione, per bocca del suo direttore, Stefano Fabrizi, da una parte esprime soddisfazione per la rapidità con la quale sono state poste in pagamento le domande 2017, per effetto del trasferimento delle competenze agli uffici periferici della Regione, dall’altra però stigmatizza la mancata volontà della giunta regionale di coprire, con uno stanziamento adeguato, il saldo delle spettanze che va effettuato dalle Province per gli anni 2014-2015 e 2016. Confagricoltura fa sapere anche che continuerà la battaglia per eliminare «la vergogna del de minimis».
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