Rischiano di sfumare trentamila euro per l’ex Campo 78

28 Febbraio 2017

Fondi dell’Associazione costruttori destinati a Sulmona Ma da un anno sono bloccate le pratiche del restauro

SULMONA. Rischiano di andare persi i 30mila euro stanziati dall’Ance più di un anno fa per ristrutturare le baracche del Campo 78. Si è svolto un sopralluogo nell’ex campo di prigionia di Fonte d’Amore per valutare da vicino gli interventi necessari. All’incontro hanno partecipato Marco Tirimacco, Marcello Cantelmi, Antonio Angelone e Sergio Palombizio membri del consiglio di amministrazione di Ance L’Aquila, Alessio Caputo dell’Ufficio tecnico del Comune di Sulmona, Francesca Iannamorelli, incaricata dal Comune di Sulmona per la redazione del piano di valorizzazione del Campo, Francesca Santilli dello Studio Giannantonio, Gaetano D’Amato in rappresentanza dei volontari delle frazioni e Gianpaolo Tronca per l’associazione “Una fondazione per il Morrone».

«Abbiamo bisogno di tempi certi per la realizzazione dell’intervento, altrimenti rischiamo di perdere il contributo messo a disposizione dall’Ance», ha detto Marco Tirimacco, che ha invitato il Comune ad accelerare le procedure per l’acquisizione del sito storico e consentire l’avvio dei lavori. Più di un anno fa l’Ance ha infatti messo a disposizione un contributo di 30mila euro per salvaguardare una delle più importanti testimonianze della seconda guerra mondiale presenti sul territorio. La bozza di protocollo di intesa, approvata a dicembre dalla giunta, sarà sottoscritta dal ministero della Difesa, dall’Agenzia del demanio, dal ministero per le Attività culturali e del Turismo, dall’associazione “Una Fondazione per il Morrone” e dall’Ance.

Il Campo, costruito per i prigionieri della Prima guerra mondiale, ospitò quelli di nazionalità austro-ungarica, impiegati in operazioni di rimboschimento, lavori agricoli e artigianali.

Durante la Seconda guerra mondiale al Campo fu assegnato il numero 78 e divenne luogo di detenzione degli alleati anglo-americani, catturati nella campagna d’Africa. In quegli anni nella struttura c’erano oltre tremila rifugiati. Fino a qualche anno fa la struttura era utilizzata dall’Esercito come base militare di addestramento. (f.p.)

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