Rischio usura e racket dai familiari dei mafiosi
Pellegrino (Cescot) e Capece (Sappe) lanciano l’appello: «Servono i controlli» Nel mirino i parenti degli affiliati alle cosche che risiedono nei centri del territorio
SULMONA. Locali e auto dati alle fiamme, negozi che chiudono da un giorno all’altro, casi sempre più frequenti di usura e racket. Il rischio di infiltrazioni malavitose sul territorio, connesse al supercarcere e denunciato dal Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria) si rintraccia anche in questi fenomeni che sono sempre più frequenti in città e nei comuni limitrofi. Prova ne è l’ultima inchiesta della Guardia di finanza sull’usura in Alto Sangro, che ha portato all’arresto nei giorni scorsi di tre persone. Da qui la preoccupazione delle associazioni di categoria, con Angelo Pellegrino, direttore del Cescot-Officina dei sapori, la scuola professionale di Confesercenti, che chiede maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine e soprattutto delle amministrazioni comunali, deputate al rilascio di determinati permessi. «Nel rilasciare le autorizzazioni sulle nuove attività», interviene Pellegrino, «chiediamo ai Comuni di non limitarsi solo alla documentazione obbligatoria, ma di andare un po’ più a fondo e di verificare anche le persone fisiche o le società che ne fanno richiesta. Solo così si potrà risalire ad eventuali precedenti o situazioni poco chiare. Del resto, si tratta di informazioni facilmente reperibili dalla Camera di commercio o dalle autorità competenti. Noi, come associazioni di categoria, ad esempio siamo abituati a collaborare con la prefettura per situazioni delicate». Secondo le associazioni di categoria la crisi economica del territorio sarebbe un ulteriore stimolo per eventuali gruppi malavitosi. «Bisogna tenere alta l’attenzione», aggiunge Pellegrino, «senza generare una caccia alle streghe, ma il problema è innegabile e può diventare molto serio nei confronti di commercianti o imprenditori in difficoltà». La denuncia dei sindacati di polizia penitenziaria è legata al fatto che, vista la lunga permanenza nel supercere di malavitosi affiliati a Camorra (Campania), Cosa nostra (Sicilia), ‘Ndrangheta (Calabria) e Sacra corona unita (Puglia), i loro familiari possano estendere le loro attività sul territorio. «Considerata la valenza ad alta sicurezza dei detenuti e l’aumento degli insediamenti dei loro familiari», ha avvertito Donato Capece, segretario generale del Sappe, «è chiaro che le forze dell’ordine vigileranno sul fenomeno, ma resta la preoccupazione per le infiltrazioni in una zona in crisi, che è ancor più appetibile».
Federica Pantano
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