Rissa tra donne in piena notte, 4 condanne

13 Febbraio 2024

Le giovani di Sulmona, Pratola e Popoli accusate di disturbo al riposo delle persone

SULMONA. Un mese di arresto, cinque mila euro di risarcimento e pagamento delle spese processuali. È la pena inflitta dal giudice Concetta Buccini a Gabriella Cristina D’Andreta, Ilaria Marinucci, Annalisa Scipione e Silvia Scipione, quattro giovani donne residenti tra Sulmona, Pratola Peligna e Popoli, che si erano azzuffate in pieno centro storico a Sulmona nella notte tra il 14 e il 15 febbraio 2020. La rissa era scoppiata nello spazio esterno di un locale di via Carrese: prima urla e offese reciproche, poi si è passati alle mani. Nel corso della colluttazione, D’Andreta e Marinucci erano rimaste ferite, tanto da dover ricorrere alle cure del pronto soccorso. Entrambe avevano rimediato un trauma cranio-facciale, varie escoriazioni, contusioni e uno stato d’ansia. Lesioni che i medici dell’ospedale avevano giudicato guaribili con una prognosi di sei giorni. Inoltre Marinucci era stata minacciata in modo grave da Scipione con le seguenti parole: «Tu sei morta, ti ammazzo». A chiedere l’intervento delle forze dell’ordine era stato l’avvocato Vincenzo Colaiacovo, residente nel quartiere, che aveva girato alcuni video dalla sua abitazione per documentare le botte e gli schiamazzi notturni. Erano le 4.15 del mattino. «Sta passando la cultura che è lecito disturbare tutti a casa loro», ha detto l’avvocato di parte civile Teresa Nannarone nel corso del processo. Tali fenomeni devono essere arginati. Non solo non è consentito il danno al singolo ma è necessario che si faccia inversione culturale». Non è dello stesso avviso il legale della difesa Alessandro Scelli, secondo il quale il danno deve essere patito non dal singolo ma da un gruppo di persone. Le quattro donne sono state prosciolte dall’accusa di rissa e minaccia aggravata per mancanza di querela, mentre hanno incassato la condanna per il disturbo al riposo delle persone. Una sentenza che riporta la movida in tribunale dal momento che, nelle scorse settimane, i gestori dello stesso locale di via Carrese erano stato condannati a risarcire circa quarantamila euro all’avvocato Colaiacovo. (a.d.a.)
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