Ristoranti e pub, si riparte Ma non tutti hanno riaperto

C’è chi rinvia alla prossima estate e chi temporeggia ancora in attesa degli eventi Biondi pranza fuori e incoraggia le uscite in bar, negozi e musei «con prudenza»
L’AQUILA. C’è chi ha ricominciato subito sulle ali dell’entusiasmo, chi si è dato ancora qualche giorno di riflessione e chi, invece, ha preso una decisione drastica, quella di non rialzare la saracinesca almeno fino a maggio. Il rientro in fascia gialla non è coinciso con la riapertura di tutte le attività del settore della ristorazione. E mentre in molti esercenti i dubbi superano le certezze, il sindaco Pierluigi Biondi prova a infondere fiducia invitando i cittadini a «uscire» e «andare nei bar e nei musei, ma sempre nel massimo e rigoroso rispetto delle regole».
CHI NON HA RIAPERTO. A dare una misura di quanto siano ancora molti i ristoranti che, nonostante l’allentamento delle restrizioni, abbiano preferito rimanere chiusi piuttosto che riaprire tra mille incognite (poca clientela, ristori che arrivano col contagocce, la spada di Damocle di nuovi lockdown) è Daniele Stratta. Presidente della Fipe-Confcommercio della provincia dell’Aquila e titolare, insieme al fratello Davide, di un noto locale sulla centralissima via Garibaldi, Stratta è uno di quelli che ha scelto di non ripartire: «Lo farò a maggio», racconta al Centro, «quando tornerà il caldo e si potrà stare di nuovo all’aperto. Con le regole attuali, che stabiliscono che alle 18 si deve chiudere, conviene solo ai bar rimanere aperti. In base ai nostri dati, oggi (ieri, ndc) ha riaperto circa il 30% delle attività. Nei prossimi giorni si arriverà al massimo al 50-60%. Noi abbiamo scelto di puntare tutto sulla prossima stagione estiva. Questo vuol dire che, da giugno a settembre, dovremo lavorare per incassare almeno il doppio di quanto abbiamo guadagnato l’estate scorsa, per andare in pari con le spese che comunque abbiamo continuato a sostenere anche in questi mesi di chiusura».
CHI HA RIAPERTO. Tra quanti sono tornati a lavorare, invece, c’è Massimiliano Di Marco, proprietario di due Irish Pub, uno a via Verdi e l’altro a Pianola.
«Abbiamo riaperto entrambi i locali, ma è chiaro che qui in centro siamo avvantaggiati», spiega. «Oggi (ieri, ndc) è andata bene, a pranzo abbiamo dovuto mandare via anche una ventina di persone perché gli spazi sono sempre limitati. La gente ha voglia di tornare a uscire e stare insieme, ma non sappiamo quanto durerà. Le incertezze sono legate soprattutto all’acquisto delle materie prime. Non possiamo non comprare, perché dobbiamo garantire ai clienti la scelta che c’era prima. Ma al tempo stesso c’è il rischio che molte cose possano andare sprecate. Purtroppo non si possono fare previsioni, dobbiamo vivere alla giornata». L’incognita materie prime è un problema sottolineato anche da Marco Carosone dei Due Magi, pub/ristorante situato a piazza Duomo accanto alla chiesa delle Anime Sante: «Dobbiamo garantire tutto il menu e quindi facciamo gli stessi approvvigionamenti, ma non sappiamo se andrà via tutto. Come inizio non è stato male. Considerando che era il primo giorno di riapertura ed era anche lunedì c’è stato un discreto movimento. Oltre ai nostri soliti clienti, si è affacciato anche qualche turista. Speriamo di rimanere gialli, perché tornare arancioni nel weekend, come è già successo, ci penalizzerebbe tantissimo». A Piazza Chiarino, uno dei centri nevralgici della vita notturna, hanno riaperto solo in tre. Uno di questi è Gianluca Spera, del Bruno’s: «Ho deciso di ricominciare anche se gli orari non ci agevolano, ma comunque è sempre meglio che rimanere a casa. Per il momento ho scelto di fare tutto da solo, senza richiamare il personale».
CHI ASPETTA. C’è anche chi temporeggia, in attesa di capire che piega prenderanno gli eventi: «Essendo un locale situato in periferia, dove la gente non si ferma per caso ma deve venire apposta, ci siamo presi ancora qualche giorno» spiega Paolo Morico, proprietario della Casetta nel Parco, ristorante per famiglie in zona contrada Cavalli/Campo di Pile. «Ma sono già arrivate delle prenotazioni, pensiamo di riaprire il prossimo venerdì».
BIONDI. Tra coloro che ieri si sono concessi un pranzo veloce, c’è anche il sindaco Pierluigi Biondi: «Entrare in zona gialla non vuol dire che tutto è risolto. Tutti abbiamo bisogno di socialità perciò ai cittadini dico uscite, andate nei bar, nei negozi e nei musei. Ma fatelo col massimo dell’attenzione e nel rigoroso rispetto delle regole».
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