Ristoranti, riaperture a ostacoli: «Scelte del governo senza logica»

23 Aprile 2021

Gli imprenditori che hanno spazi all’aperto temono il maltempo, altri contestano le chiusure dalle 22 «Da sette mesi siamo chiusi ma paghiamo le tasse, almeno le istituzioni ci aiutino sospendendole»

SULMONA. C’è chi teme la pioggia e il freddo, chi non ha un adeguato spazio all’aperto e chi è certo di non poter tornare a servire pranzo e cena prima della prossima estate. Stando all’ultimo decreto, da lunedì 26 aprile in zona gialla riaprono i ristoranti e i bar a pranzo e a cena, ma soltanto all’aperto. Si potrà stare soltanto seduti al tavolo, massimo quattro persone, a meno che non si tratti di conviventi. La distanza è fissata a un metro. Dal primo giugno – soltanto in zona gialla – i ristoranti potranno restare aperti anche al chiuso dalle 5 alle 18. In zona arancione e rossa, invece, bar e ristoranti sono chiusi. Rimane consentito l’asporto di cibo e bevande fino alle 18 dai bar e fino alle 22 da enoteche, vinerie, pizzerie e ristoranti. È sempre consentita la consegna a domicilio di cibo e bevande.
SOSPENDERE LE TASSE. Franco Carfagnini della Locanda Medievale è certo che «chi decide non conosce cosa vuol dire gestire un locale in montagna». Secondo il ristoratore, infatti, «aprire solo all’aperto è veramente difficile. Se inizia a piovere mentre i clienti stanno mangiando all’esterno che facciamo? Sono sette mesi che siamo chiusi e paghiamo le tasse, almeno il governo ci aiuti sospendendole».
NIENTE SPAZIO ESTERNO. Una grande fetta dei ristoranti e delle pizzerie in Italia non ha spazio esterno o dehors. E allora che si fa? «Dobbiamo aspettare giugno per riaprire», afferma Andrea Del Monaco del ristorante Hostaria dell’arco, «non abbiamo lo spazio all’aperto, come il 47% delle attività di tutta Italia, e quindi non potremo riaprire. Dobbiamo aspettare ancora e tenere conto anche di possibili Dpcm che potrebbero arrivare e peggiorare le cose. Fino a ottobre potevamo ospitare 44 persone nella nostra sala, ora solo la metà. Nel 2020 abbiamo perso tantissimi turisti che già avevano prenotato e hanno dovuto disdire. Anche in questi giorni le agenzie credere ci stanno contattando, alcune hanno prenotato per settembre, ad altre abbiamo dovuto dire no perché a maggio non potremo ospitare persone».
ZERO CONTAGI NEI RISTORANTI. La riapertura solo all’aperto è stata una scelta necessaria secondo il governo per evitare assembramenti e contagi. Eppure, come ricorda Massimiliano Grieco della Trattoria don Ciccio da novembre i ristoranti sono chiusi e i contagi sono aumentati.
«Per le nostre zone questa riapertura non va bene», spiega l’imprenditore Grieco, «la richiesta era quella di aprire al chiuso, con le restrizioni del 2020, magari anche inasprite. Potevano dare a tutti la possibilità di lavorare al chiuso, a pranzo e a cena, da maggio. E se un esercizio non osservava queste regole poteva essere sanzionato e non ricevere più sostegni e ristori. Siamo chiusi dal 12 novembre, a parte due settimane a febbraio, come avremmo fatto a far aumentare i contagi?».
PROVVEDIMENTI INUTILI. La chiusura delle attività alle 22 per Fabrizio Centofanti e Alberto Di Placido del ristorante San Filippo 63 rappresenta «una presa in giro». I due ristoratori sottolineano che «a quell’ora spesso la gente esce di casa per venire a cena. Che senso ha farci chiudere alle 22? E se piove dobbiamo chiudere e mandare via tutti? Se l’Abruzzo sarà giallo riapriremo lunedì, ma il nostro morale è a terra».
FIDUCIA NEL TURISMO. Ma c’è qualcuno che inizia a guardare all’estate e al possibile arrivo dei turisti. Mario Ferrini del Mercato centrale di Pratola Peligna spera «di poter riaprire serenamente, senza ulteriori chiusure. Abbiamo una terrazza e non abbiamo problemi di spazio, speriamo solo che ci assista il tempo. Il turismo dovrebbe riprendersi e poi c’è la voglia di uscire e di tornare al ristorante».
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