Ristoratore senza lavoro si toglie la vita

Pino Cavicchia aveva 45 anni. Aperta l’inchiesta per istigazione al suicidio: sequestrato il telefonino e un computer
SULMONA. La sua preoccupazione costante era quella di non riuscire a dare alla famiglia la vita che avrebbe meritato. Da mesi senza lavoro, non ce l’ha fatta a sostenere un peso che per lui era diventato insopportabile.
E ieri mattina il ristoratore Giuseppe Cavicchia, 45 anni, da tutti conosciuto come Pino, ha aspettato che la moglie uscisse di casa per accompagnare la figlia a scuola e si è tolto la vita. Ad accorgersi della tragedia è stata proprio la moglie, allarmata dal fatto che l’uomo non le rispondeva al telefono.
Tornata a casa, ha trovato la porta della piccola taverna al pian terreno dell’appartamento di via Corfinio, chiusa dall’interno. Ha bussato ripetutamente, poi ha deciso di forzare la serratura trovando il marito ormai privo di vita.
Sul posto sono arrivati gli agenti della polizia scientifica, per i rilievi di rito, e il sostituto procuratore della Repubblica, Stefano Iafolla, che ha poi dato il nulla osta alla rimozione della salma, che è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale di Sulmona, e aperto un fascicolo contro ignoti in cui viene ipotizzato il reato di istigazione al suicidio. Un atto dovuto, si è affrettato a dichiarare il magistrato, che ha disposto anche il sequestro del telefono personale e del computer di Cavicchia, per accertare se vi siano persone che abbiano potuto spingere il ristoratore a compiere questo estremo gesto. Il 45enne, infatti, si trovava da tempo in difficoltà economiche. Dopo aver chiuso la sua attività di ristoratore e dopo aver lavorato per un breve periodo in un ristorante di pesce di Rimini, era tornato a Sulmona, senza però riuscire a trovare occupazione. La polizia non esclude che dietro la tragedia possano nascondersi persone prive di scrupoli che avrebbero fatto leva sulle difficoltà economiche del ristoratore per lucrare su eventuali prestiti di denaro. Una ipotesi, questa, al vaglio degli investigatori, anche se le persone che conoscevano molto bene Cavicchia, ritengono che il suicidio possa essere riconducibile al fatto di non riuscire a trovare una nuova occupazione. Una tragedia che ha colpito profondamente la città e quanti conoscevano Pino. Letteralmente sconvolto il padre, che ieri mattina non riusciva a darsi pace per la morte del figlio, che oltre alla moglie lascia una bambina di 8 anni. «Non dovevamo tornare in Italia. In Australia avevamo lavoro e agiatezza», ha affermato l’uomo, «ma il richiamo della terra natia è stato più forte. Da quel momento sono iniziati tutti i nostri guai. Mi dispiace di non essere arrivato in tempo per dire a Pino che avevo trovato un lavoro per lui, in un ristorante di un paese qui vicino. La conferma l’ho avuta lunedì sera e forse questo avrebbe potuto salvarlo».
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