Riti antichi e tecniche moderne, così cresce la malavita africana

27 Aprile 2021

L’AQUILA. Rituali di affiliazione, obbedienza e punizioni, ma anche collette per sostenere economicamente le famiglie dei detenuti. Ci sono tutti, secondo polizia e Procura, gli elementi per...

L’AQUILA. Rituali di affiliazione, obbedienza e punizioni, ma anche collette per sostenere economicamente le famiglie dei detenuti. Ci sono tutti, secondo polizia e Procura, gli elementi per accostare la Black Axe, associazione universitaria nigeriana nata negli anni ‘50 con finalità antirazziste e anticoloniali ma degenerata in attività criminose, alla «mafia autoctona».
Il ricorso a metodi antichi, che risalgono addirittura al Medioevo, per il riciclaggio del denaro, tramite l’apertura «sulla parola» di conti correnti in Nigeria per investimenti immobiliari, nell’inchiesta aquilana fa il paio con «tecniche moderne e sofisticate» utilizzate per le truffe. È questa la pericolosità ulteriore svelata dall’operazione condotta dalla polizia in 14 province italiane, tra cui Roma, Rieti, Bari, Caserta, Napoli, Reggio Emilia, Parma, Modena, Catania, Genova, Messina, Potenza e Terni, che ha decapitato il clan che in città aveva il suo centro di comando.
«Il capo gestiva da qui un imponente volume di reati transnazionali», evidenzia Fausto Lamparelli, direttore del Servizio centrale operativo della polizia, «con il riciclaggio di somme ingenti anche tramite gli African shop, utilizzati per trasferimenti di denaro». Il clan, però, faceva anche ricorso alle criptovalute, in particolare al Bitcoin, per i propri affari. La moneta virtuale era impiegata sia per l’acquisto di carte di credito clonate sul mercato del cosiddetto darknet, il lato oscuro del web, sia per il riciclaggio dei proventi delle attività illecite. «Ci siamo imbattuti in un’evoluzione della criminalità organizzata nigeriana», spiega il procuratore distrettuale antimafia dell’Aquila Michele Renzo, «caratterizzata da reati di natura economica con modalità moderne: è una mafia che ha compiuto passi in avanti rispetto ai metodi tradizionali». Per il procuratore «se non si interviene con efficacia e consapevolezza questi fenomeni possono minare la sanità economica e sociale». Il richiamo di Renzo è anche al dibattito sulla presenza degli stranieri in Italia. «Ci si interroga e si ragiona tanto su questo tema», conclude, «ma dobbiamo tenere presente che non c’è integrazione senza regole». (g.d.m.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.