Rivisondoli, tentata estorsione: la Procura ricorre in Cassazione

Sindaco, vice e avvocato dell’ente finiti sotto inchiesta con l’accusa di aver chiesto soldi a 4 napoletani Nel mirino l’obbligo di firma per i tre disposto dal gip ma annullato dal tribunale del Riesame
RIVISONDOLI. Sono finiti sotto inchiesta per tentata estorsione e il tribunale del Riesame aveva annullato il provvedimento cautelare dell'obbligo di firma chiesto dalla procura e disposto dal gip del tribunale di Sulmona nei confronti del sindaco di Rivisondoli, del suo vice e dell’avvocato dell’ente. La procura ha ora deciso di ricorrere in Cassazione contro la decisione del tribunale del Riesame. Non finiscono i colpi di scena nella vicenda giudiziaria che ha suscitato nei mesi scorsi grande clamore nel centro turistico montano. Nello specifico, il giudice per le indagini preliminari Marta Sarnelli, su richiesta della Procura, aveva applicato l’obbligo di firma nei confronti del sindaco di Rivisondoli Giancarlo Iarussi,del suo vice Roberto Ciampaglia e dell’avvocato del Comune Tania Liberatore, finiti sotto inchiesta perché accusati di aver chiesto la somma di circa 20mila euro a quattro napoletani, uno dei quali era stato condannato nei tre gradi di giudizio per aver realizzato una scala di accesso alla propria abitazione, senza la necessaria autorizzazione del Comune. Un abuso edilizio per il quale era stata disposta un’ordinanza di demolizione. Nel corso di un incontro in Comune i napoletani avrebbero chiesto una transazione. Richiesta che sarebbe stata fatta alla presenza dei tre indagati e di altre persone.
Dopo aver registrato sul telefono l’incontro, i napoletani autori dell’abuso edilizio, sono andati in procura denunciando sindaco, vicesindaco e avvocato dell’ente per tentata estorsione. Cosicché la procura chiese e ottenne dal gip Sarnelli la misura dell’obbligo di firma per i tre indagati, i quali sin da subito, hanno proposto ricorso al provvedimento restrittivo spiegando di aver agito esclusivamente nell’interesse del Comune, e fornendo ampia documentazione al riguardo. Da qui la decisione del Riesame di annullare l’obbligo di firma disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sulmona. I giudici aquilani avevano revocato anche la sospensione dai pubblici uffici per il vice sindaco e la sospensione temporanea dell’esercizio della professione inflitta precedente all’avvocato dell’ente nonché il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione. Ora la procura riapre il filone cautelare con il ricorso in Cassazione.
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