Roccacasale si colora di rosso e piange Teodora e il suo bimbo

5 Febbraio 2021

Ovunque simboli per bandire la violenza. In chiesa le due bare circondate da rose e peluche Tanti messaggi lasciati sulla panchina contro i femminicidi: «Il vostro sorriso non si spegnerà mai»

ROCCACASALE. Quando inizi a salire su quei tornanti che conducono al paese ti accorgi subito che l’aria che si respira non è quella di sempre. Ad accoglierti un silenzio surreale, insieme a quei drappi rossi che pendono dai balconi delle case quasi a urlare la rabbia di una comunità per una tragedia che le ha tolto due dei suoi figli. Scarpe cremisi sui cuscini al lato della strada illuminate dalla luce fioca dei lumini accesi in segno di lutto, rispetto e devozione. Un intero paese che si ribella e dice «no» alla violenza sui più deboli, sui bambini e sulle donne.
E la panchina rossa, quella voluta dalle donne dell’Inner Wheel di Sulmona e dal vicesindaco di Roccacasale, davanti alla quale lei, Teodora, si era fermata a riflettere ogni volta che tornava in paese. Quella panchina che ora è diventato il simbolo di un’intera comunità, sommersa dai fiori, dai peluche e da decine di biglietti scritti dagli amici di Teodora Casasanta, la 39enne uccisa dal marito insieme al figlio Ludovico, di soli cinque anni, nella notte tra venerdì e sabato scorsi, nell’appartamento di Carmagnola in provincia di Torino. In Piemonte, da qualche anno, viveva la famiglia.
Uccisa con quindici coltellate alla schiena da chi avrebbe dovuta proteggerla, da quell’uomo che diceva di amarla e l’ha ammazzata senza pietà insieme al piccolo Ludovico, vittima sacrificale della follia.
Sulla panchina rossa, dicevamo, tante frasi di amiche, di giovani donne e di semplici conoscenti.
Come il foglio scritto da una donna che coinvolge e colpisce: «Quando cresci in un piccolo paese sei figlio dell’intera comunità e questo dolore, oggi, coinvolge tutti coloro che ti hanno conosciuta per la tua raffinata bellezza, dolcezza, semplicità, per quello splendido sorriso raggiante pieno di vita. Non hai trovato la chiave per uscire da quella gabbia di paure e sofferenze in cui stavi ingiustamente “vivendo” insieme al tuo piccolo angioletto da cui sarai inseparabile. Il cuore affranto nel ricordo di un’amicizia speciale, di anni trascorsi a condividere ogni cosa in ogni momento… e nel rimpianto di non aver colto in quei tuoi rumorosi silenzi un segnale di aiuto. Il vostro sorriso non si spegnerà mai. La Tua VA».
E proprio dalla panchina rossa inizia la via crucis verso la chiesa di San Michele Arcangelo dove da ieri mattina è stata allestita la camera ardente e dove oggi, alle 14, sarà celebrato il rito funebre prima della tumulazione delle bare nel cimitero ai piedi del paese.
Salendo verso la chiesa si sente solo il rumore dei passi che stridono sui ciottoli dei vicoli del centro storico.
Nessuno sale solo, si va su a piccoli gruppi di due o tre persone, con il capo chino e gli occhi lucidi di pianto. Sulle porte delle case e dei garage le foto con i volti sorridenti di Teodora e del piccolo Ludovico che rendono ancora più mesto e tormentato il tragitto che dal belvedere porta fino al cuore del paese dove si trova la chiesa parrocchiale, arroccata su un gruppo di case costruite sopra un piccolo sottopasso, con il campanile che si staglia verso il cielo. Un piccolo miracolo di architettura.
L’immagine che appare una volta varcata la soglia del luogo sacro è allo stesso tempo straziante e commovente: a sinistra la piccola bara bianca di Ludovico, sistemata accanto a quella della madre, chiara e intarsiata di fiori, sommersa da rose rosse quella di Teodora e bianche l’altra di Ludovico. A un lato la loro foto, vicina a un rosario celeste. Poco lontano, ai piedi dell’altare, due composizioni di palloncini, azzurri e rossi, che oggi voleranno in cielo insieme a Teodoro e Ludovico, simbolo di una tragedia che nessuno vuole dimenticare.
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