Rodorigo: aumentano le vittime ma è superata la fase drammatica

Parla per la prima volta il direttore del pronto soccorso: «Personale professionale nelle difficoltà Adesso arrivano pazienti in condizioni già compromesse, ognuno in casa stia attento ai sintomi»
AVEZZANO. L’emergenza al pronto soccorso e all’ospedale di Avezzano, specchio della situazione sul territorio marsicano, non si arresta. I contagi non si arrestano, soprattutto nella città di Avezzano. Secondo il direttore del pronto soccorso di Avezzano, Carlo Rodorigo, il numero dei pazienti che arriva in ospedale è diminuito, ma la media di coloro che si presentano in condizioni già compromesse è in crescita.
CASI. Sono 43 i contagi registrati nel corso delle ultime 24 ore nei comuni della Marsica. Il totale da inizio pandemia sale a 3.230. I nuovi positivi ad Avezzano sono stati 23 (15 in più rispetto al giorno precedente). A questi vanno aggiunti altri 20 contagi negli altri 36 comuni. Il totale dei casi registrati in tutto il territorio marsicano negli ultimi 4 giorni è di 287 contagiati. Ad Avezzano il totale dei positivi da inizio emergenza pandemica sale a 1.208, con 464 contagiati attualmente positivi, mentre le persone in isolamento domiciliare, secondo i dati del comune di Avezzano, sono 2.198.
SITUAZIONE. «La situazione», secondo Rodorigo, «è migliorata negli ultimi giorni anche se, rispetto alle settimane passate, ci sono più decessi e più persone che arrivano in condizioni già compromesse. È diminuito sicuramente, però, il flusso di persone che arriva in pronto soccorso. C’è stata una fase veramente drammatica», sottolinea il primario, «in cui c’erano anche 14 persone all’interno delle stanze del pronto soccorso contemporaneamente».
I POSTI LETTO. «Attualmente ci troviamo a gestire, oltre al pronto soccorso, l’area all’interno del tendone, l’area grigia e l’area ex Obi», sottolinea Rodorigo, «siamo attorno ai 35 ricoverati. Il grande problema è quello legato alla carenza di posti letto. In queste ore abbiamo iniziato a trasferire i pazienti alla clinica San Raffaele di Sulmona. I posti letto nella nostra provincia non ci sono e quindi l’unica soluzione è adattarsi alla situazione e utilizzare ciò che si ha a disposizione. Questo per dire che se i posti sono lontani da questo territorio poco importa, importa curare bene i pazienti. Ovunque».
I TRASFERIMENTI. «I pazienti vanno trasferiti», spiega il medico, «se necessario portati anche fuori regione. Ce lo hanno insegnato quelli di Bergamo che così sono stati costretti a fare per superare l’emergenza nella prima fase. L’importante è che si riesca a trattarli nel modo migliore e a farli uscire dal tunnel del virus. Gli ospedali di altre Asl o di altre regioni, se hanno posti liberi, sono tenuti ad accettare i nostri pazienti. D’altronde l’articolo 32 della Costituzione stabilisce che la Repubblica deve tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. Allo stesso tempo la libertà di scelta del luogo di cura risponde al bisogno di assicurare pari opportunità a tutti i cittadini, senza distinzioni geografiche, in linea con il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione».
IL PERSONALE SANITARIO. Il dottor Rodorigo ha voluto poi «fare un plauso a tutto il personale del pronto soccorso che da mesi sta lavorando in condizioni estreme facendo fronde con grande professionalità alla difficile situazione. A mio avviso», aggiunge, «anche i medici di base stanno facendo un buon lavoro su questo territorio. Si stanno attenendo bene alle direttive e alle linee guida. Anche le Unità speciali di continuità assistenziale stanno svolgendo un buon lavoro. Ma essendo una malattia con un declino molto rapido, con una sintomatologia che può peggiorare velocemente», evidenzia Rodorigo, «ci troviamo sempre più spesso di fronte a pazienti che arrivano al pronto soccorso in condizioni gravi».
IL CONSIGLIO. Per il direttore del pronto soccorso, il consiglio è quello di «rapportarsi sempre con il medico di famiglia e di restare vigili nel valutare peggioramenti. I cittadini positivi debbono rapportarsi con il medico di base e devono monitorare i propri sintomi in modo attento. Diventa un impegno e una responsabilità personale».

