Rogo devasta il rifugio-ristorante Salvi in quattro svegliati dal fumo

3 Settembre 2021

Distrutto il rifugio Fonte Vetica, punto di riferimento per i visitatori anche di fuori regione 

L’AQUILA. Il rifugio ristorante “Fonte Vetica”, a Campo Imperatore, è andato completamente distrutto. Nella notte tra mercoledì e ieri le fiamme hanno divorato l’intera struttura in legno, ridotta a un cumulo di macerie, facendo crollare anche il tetto. L’allarme è scattato passata la mezzanotte, quando una dipendente dell’albergo si è accorta di quanto stava accadendo e ha allertato i proprietari. Quattro le persone presenti, all’interno del rifugio, al momento dell’incidente, tutte illese. Non c’erano, invece, ospiti esterni nelle camere. Secondo le prime indagini, le fiamme, partite dalle cucine, si sono rapidamente propagate ai piani superiori, favorite dal notevole quantitativo di arredi e parti di costruzione di legno.
IL ROGO. Quando è divampato l’incendio il ristorante era chiuso, ma i proprietari, che alloggiano stabilmente nella struttura, si sono accorti subito del fumo nelle stanze del rifugio, situato a circa 1.700 metri di quota, in uno degli angoli più suggestivi di Campo Imperatore. La rapidità dell’intervento, che ha visto impegnati quattro mezzi del comando dei vigili del fuoco dell’Aquila e dieci uomini, non ha impedito alle fiamme di avvolgere l’edificio in legno. Le operazioni di soccorso, particolarmente complesse anche in considerazione dell’area montana difficile da raggiungere, si sono protratte fino al pomeriggio di ieri. Sull’episodio stanno indagando vigili del fuoco e carabinieri, che nelle prossime ore effettueranno nuove verifiche tecniche per individuare la causa.
LA STORIA. Il rifugio “Fonte Vetica”, nato nel 1964 dalla passione per la montagna del suo fondatore, Antonio De Carolis, è oggi di proprietà del figlio, Fausto De Carolis e della moglie, Sonia D’Egidio. La famiglia è originaria di Bisenti (Teramo). Inizialmente l’edificio era composto solo da una saletta per accogliere i turisti e da un piccolo bar. Nel corso del decennio successivo è stato ampliato con la realizzazione di una sala e alcune camere per gli ospiti restando, nell’impostazione, una struttura spartana e, al tempo stesso, accogliente. Un vero rifugio di montagna, con bagni in comune e senza corrente elettrica di notte. Due anni fa l’albergo è stato oggetto di una vasta opera di ristrutturazione, completata a giugno scorso. Attualmente disponeva di circa 30 posti letto in camere con bagno privato, tv, wifi, riscaldamento e ampie finestre per godere della vista di Monte Camicia a Nord-Ovest e dell’Altopiano di Campo Imperatore a Sud-Est.
LA RISTRUTTURAZIONE. Tra il 2019 e il 2020 il rifugio “Fonte Vetica” è stato completamente rinnovato, diventando una struttura più confortevole, realizzata secondo moderni criteri in legno e acciaio, con particolare attenzione alla scelta dei materiali e alla sua architettura, con un attento bilanciamento dei colori per ottenere il minimo impatto ambientale e una perfetta integrazione con l’ambiente circostante. Per la sua posizione strategica, il rifugio “Fonte Vetica”, insieme ai vicini ristori Mucciante e Giuliani, rappresentava una meta per tanti avventori e turisti provenienti dall’Abruzzo e da tutta Italia. Di quella struttura, immersa nel silenzio della Piana, dopo l’incendio non è rimasto più nulla. Un altro pezzo di storia della montagna abruzzese che dovrà essere ricostruito: operazione per la quale il Comune di Castel del Monte ha già piena disponibilità. Tra i primi ad arrivare sul posto l’ex sindaco di Castel del Monte, Luciano Mucciante.
IL GRANDE ROGO. La stessa area è già stata funestata, in passato, da altri roghi. Quello più rilevante risale al 5 agosto del 2017 quando, durante la 58ª edizione della Rassegna ovini di Campo Imperatore, organizzata dall’allora Camera di commercio dell’Aquila, un incendio di vaste proporzioni si è improvvisamente propagato proprio nella zona di Fonte Vetica. Le fiamme, dopo aver interessato le sterpaglie della Piana, a causa del grande caldo e del forte vento, hanno raggiunto e superato la montagna circostante, bruciando prima la pineta e poi la faggeta, fino a raggiungere la zona di Vado del Sole, al di sopra di Rigopiano.
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