Roio, lavori per San Lorenzo della Serra

16 Marzo 2022

ROIO. Il Segretariato regionale ha avviato la procedura per affidare i servizi di ingegneria e architettura relativi al consolidamento, restauro e miglioramento sismico della chiesa di San Lorenzo...

ROIO. Il Segretariato regionale ha avviato la procedura per affidare i servizi di ingegneria e architettura relativi al consolidamento, restauro e miglioramento sismico della chiesa di San Lorenzo della Serra a Roio Poggio. L’importo per la progettazione è di circa 55.000 euro. L’obiettivo è la “conservazione, il restauro e la tutela delle opere d’arte della chiesa”. Le origini della chiesa-convento risalgono al VII secolo con l’insediamento dei monaci equiziani e nei secoli successivi con la presenza di monaci francesi. Abbandonata nel XII secolo venne riattivata dal beato Bonanno eremita di Roio e il convento fu abitato dai Celestini fino al XVII secolo, epoca in cui venne incorporato con beni e arredi da Collemaggio. Dell’antica abbazia rimane solo la chiesa (in pessime condizioni), del resto si hanno pochissime tracce. Fulgenzio Ciccozzi, nel suo libro sulla storia di Roio, ha raccontato le vicende di monastero e chiesa. «A fianco alla chiesa» scrive, «nella parte Ovest, sorgeva il convento che assunse una forma rettangolare. Al lato posteriore la cinta muraria mostrava una piccola rientranza. Il sito del monastero occupava il piccolo pianoro tuttora visibile. Adiacente al perimetro laterale di destra, vi era collocato un pozzo. Tale cavità era di solito posizionata vicino al refettorio, luogo questo in cui i monaci consumavano i pasti. Il locale comunicava con la cucina attraverso un’apertura che serviva come passavivande. Accostato ai lati del monastero vi era il chiostro, punto di ritrovo, di lettura e di passaggio dei religiosi che permetteva loro di accedere agli altri ambienti del complesso conventuale. In quella zona si accedeva e usciva da un unico passaggio. Accanto al chiostro vi erano le altre parti del monastero: il dormitorio, il guardaroba, la cantina, la cucina, la piccola sala capitolare, i locali per svolgere attività amanuensi e artigianali. Prendendo atto della carente e a volte fuorviante documentazione pervenuta non è possibile affermare con certezza se i religiosi che vissero in quel monastero appartenessero, sin dagli inizi, ai Celestini, ma, è altrettanto vero che questa congregazione vi professò a lungo vita cenobitica, certamente, nel XIV-XV secolo, periodo di forte espansione dell’ordine, fino al completo abbandono nel XVII secolo». (g.p.)