Roio, spuntano tracce di un antico santuario

28 Febbraio 2021

Monte Serra, ritrovamenti nell’area del monastero benedettino di San Lorenzo ancora da indagare

ROIO. La zona intorno a Roio (ex Comune autonomo oggi frazione) conserva tracce ancora visibili di una storia millenaria. «Camminando sul monte Serra, poco distante dalla chiesetta di San Lorenzo», afferma lo storico locale Fulgenzio Ciccozzi, «dai resti di un centro fortificato preromano ci si imbatte in muri di pietra a secco che formano più cerchi concentrici di difficile identificazione nella sua interezza se non visti dall’alto o tramite una foto satellitare come ha fatto Carlo Scoscina, che li ha scoperti. Le cinte murarie sono disposte a distanze regolari l’una dall’altra e separate da una leggera depressione del terreno. Potrebbe essere un antico luogo sacro? Questa ipotesi non è da escludere poiché si pone in un luogo che, secondo lo studioso Adriano La Regina, si configurava come zona di confine tra i Sabini e i Vestini i quali, nell’ipotetica linea di separazione dei propri territori, usavano erigere santuari di confine. Restando all’interno del sito in cui sorgeva il monastero benedettino di San Lorenzo, Fabio Fatigati mi fa notare delle pietre disposte in maniera regolare, lineare, dalla superficie piatta e levigata. Dalla forma e dalla mancanza di profondità potrebbe verosimilmente trattarsi di un residuo di pavimentazione o di un camminamento che collegava i diversi reparti del monastero. Ulteriori e auspicabili scavi potrebbero dare una datazione e una lettura più approfondita dei corpi lapidei emersi. Proseguendo verso il basso si giunge nel vicino paese del Poggio di Roio. Percorrendo via Spetino, incastonato nel muro di un vecchio fabbricato, c’è un reperto lapideo raffigurante un elmo romano, di epoca augustea, con un’aquila soprastante e un segno dorico laterale, molto simile a quello che si vede nella chiesa dell’Annunziata a Colle di Roio. Non si è certi, ma è molto probabile che sia stato rinvenuto nella zona amiternina della vallata dove è stato trovato altro materiale di risulta dello stesso periodo storico. Ma le sorprese non finiscono qui! Scendendo giù a valle, nel cuore della piana», continua Ciccozzi, «in un luogo adiacente al punto in cui più di un secolo fa furono trovate tombe risalenti all’età del ferro, emerge una chiazza di ciuffi d’erba, a forma di cerchio, che la nudità del terreno, reso spoglio dall’inverno, rende ben distinguibile. La macchia fa presupporre la presenza sottostante di corpi estranei al materiale che costituisce il terreno visibile. Eventuali studi e ricerche su questi luoghi potrebbero regalarci inaspettate sorprese e aiutarci a conoscere una terra che unisce epoche remote al presente, ma che a oggi non ha suscitato ancora abbastanza interesse e curiosità degli studiosi».
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