Ronci: «Ospedale a rischio tagli»
L’economista teme il declassamento e la perdita di servizi
SULMONA. Tra i tagli del piano di rientro sanitario e quelli del governo l’ospedale rischia di diventare un piccolo presidio di periferia. Anzi, sarebbe a rischio la sua permanenza in una città che non è più polo di attrazione. È quanto afferma Aldo Ronci, economista del movimento a difesa del Centro Abruzzo, che avverte sui rischi del declassamento di Sulmona, al di là delle rassicurazioni arrivate negli ultimi incontri. La questione dell’esclusione, infatti, secondo il ricercatore sulmonese, è destinata ad avere conseguenze concrete e serie.
«Nelle città che non sono poli di attrazione e che non sono centri di servizi sanitari, scolastici e dei trasporti, si porrà il problema se debbano rimanere o meno gli ospedali», afferma Ronci, «e così sarà per tutti gli altri servizi essenziali e a cascata anche per altri presìdi, come il tribunale».
Da anni anche amministratori e politici denunciano i tagli che rischiano di compromettere la permanenza dell’ospedale. Poco più di un ambulatorio, con la perdita di posti di lavoro soprattutto nei reparti di oncoematologia e pediatria, oltre che in laboratorio analisi, radiologia, medicina, cardiologia, chirurgia generale e ortopedia. Sono 550 i dipendenti dell’ospedale, 70 dei quali precari. Il turn-over è bloccato da gennaio 2008 con 39 pensionamenti non rimpiazzati, di cui 10 medici e un dirigente. 12 sono i primari mancanti dal 2006. Carenze gravi per un ospedale che serve 30 comuni e 60mila abitanti, con 175 posti letto accreditati e 160 attivati.
Federica Pantano
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