Rugbisti commossi per l’addio a Tiboni

25 Settembre 2019

Ex campioni neroverdi e tanti amici riuniti per i funerali dell’ex atleta e arbitro internazionale che si è spento a 76 anni

L’AQUILA. Li riconosci da lontano, gli ex rugbisti.
Anche in controluce quando entrano a San Bernardino per andare a salutare uno di loro che ha “passato la palla”.
Li riconosci perché camminano caracollando, portandosi appresso i postumi delle mille battaglie sui campi, quando non c’erano le protezioni che aiutano, ma forse neanche più di tanto, i giocatori di oggi.
E ieri, ai funerali di Sergio Tiboni, di quella generazione di straordinari campioni che ha fatto grande L’Aquila rugby ne erano tanti. Insieme a loro, molti rappresentanti della società civile e del mondo dello sport. Perché a Tiboni, classe 1943, il mondo del rugby e dello sport deve dire un immenso grazie.
Docente di educazione fisica in diverse scuole cittadine, non disdegnava le altre discipline, ma nella pallaovale era considerato un vero talent scout.
Ieri, per il congedo, si sono ritrovati tanti ex colleghi, campioni del passato, anche di quello scudetto del 1967 che Tiboni aveva conquistato in neroverde. E poi c’era la passione per l’arbitraggio, che l’ha portato a diventare internazionale, il primo a usare il collegamento radio tra arbitro e assistenti. Insostituibile quando spiegava ai cronisti perché l’arbitro avesse fischiato un fallo.
A salutarlo, dopo la messa officiata da padre Daniele Di Sipio nella grande basilica di San Bernardino, insieme alla moglie, i figli Claudio e Giancarlo, il fratello Marino, c’era anche un picchetto della Guardia di Finanza, in quanto uno dei figli veste proprio la divisa grigio antracite.
Alla notizia della scomparsa di Sergio Tiboni numerosi sono stati gli attestati di stima e cordoglio, dal sindaco Pierluigi Biondi al presidente regionale della Federazione rugby, Giorgio Morelli.
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