Ruggeri: dal 1987 al 2003 era punto di riferimento nazionale della scuola di volo

24 Settembre 2017

Cento brevetti all’anno (1.492 in tutto), 55mila movimenti ogni 12 mesi. Air Show a livello internazionale, con aerei della ex Unione Sovietica e lo stormo delle Frecce Tricolori, che hanno...

Cento brevetti all’anno (1.492 in tutto), 55mila movimenti ogni 12 mesi. Air Show a livello internazionale, con aerei della ex Unione Sovietica e lo stormo delle Frecce Tricolori, che hanno richiamato all’Aquila e intorno all’aeroporto di Preturo oltre 100 mila persone. Sono gli anni dal 1987 al 2003, quando a gestire lo scalo aquilano era l’Aeroclub, presieduto da Corrado Ruggeri (nella foto). «Avevamo la più avanzata scuola di volo nazionale, con i piloti dell’Alitalia che venivano ad addestrarsi da noi. E nei mesi estivi eravamo invasi da aerei leggeri di volo a vela che arrivavano da tutta l’Europa, in particolare dall’Austra e dalla Germania. Senza dimenticare l’aeromodellismo a livello professionistico, anche questo di respiro internazionale». Sono i numeri e le attività che ieri mattina Corrado Ruggeri, insieme a Luigi Di Luzio, consigliere comunale di centrodestra, ma in veste di «affezionato all’Aeroclub», ha ricordato nel corso di una conferenza stampa in Comune, a Villa Gioia, all’indomani della notizia della condanna anche in Appello dell’aeroporto di Preturo, che dovrà pagare all’amministrazione comunale 3,6 milioni di euro per canoni dei terreni e delle strutture mai pagati. Per dire che «noi con la nostra gestione non c’entriamo, non abbiamo “combinato” nulla. Ma vedere l’aeroporto di Preturo ridotto in queste condizioni, totalmente nel degrado, mi piange il cuore, così come piangerebbe ai fondatori e ideatori della struttura, nel 1968, quando era prima una pista in terra battuta e poi in erba», aggiunge Ruggeri. La struttura è stata inaugurata nell’aprile del 1971. «La torre di controllo era un gabbiotto con le ruote che tiravamo fuori dall’hangar all’occorrenza», dice Ruggeri. «Quella dei 3,6 milioni di euro è una cifra che il Comune non potrà mai riscuotere, perché è fuori dalla portata di qualsiasi associazione. Quindi tutto è destinato al fallimento». (v.p.)