S. Gregorio, eppur si muove Ma la chiesa resta chiusa

Nella frazione a Est del capoluogo molti lavori partiti da meno di un anno Per la Parrocchiale adottata dalla Russia servono finanziamenti aggiuntivi
SAN GREGORIO. L’impressione che si ha quando si arriva a San Gregorio è che, almeno in questa frazione, con la ricostruzione non siamo proprio all’anno zero. Nel cuore del centro storico, intorno alla chiesa parrocchiale dedicata a San Gregorio Magno, sono diversi i cantieri aperti. La gran parte dei lavori è iniziata da poco meno di un anno e siamo ancora molto lontani dall’immaginare il “nuovo” San Gregorio ma almeno – guardando gli operai che vanno su e giù dalle impalcature, un po’ di gru, i camion che percorrono stradine e vicoli polverosi quasi irriconoscibili rispetto a prima del 2009 – la speranza si nutre di un minimo di concretezza. Anche qui, però, le spine sono parecchie. «La burocrazia», spiega Massimiliano Pieri, che anche per lavoro ogni giorno deve districarsi fra le norme ingarbugliate della ricostruzione e confrontarsi con gli attori istituzionali, «continua a farla da padrone, a volte ci troviamo di fronte a problemi che potrebbero essere risolti facilmente, magari con un po’ di buonsenso e invece ci si scontra – soprattutto per gli aggregati delle frazioni – con veri e propri muri di gomma che esasperano i cittadini che aspettano ormai da 10 anni di tornare a casa. Attendevamo in questi giorni una delibera di consiglio che doveva facilitare un po’ i vari iter ma ci siamo trovati di fronte alla crisi politica in Comune e tutto resta al palo».
San Gregorio ha due gioielli che arrivano dalla storia. Uno è il mulino ad acqua a poche centinaia di metri dall’abitato. Il terremoto del 2009 ha causato il crollo della struttura e dell’abitazione annessa. I proprietari del mulino, Tommaso Pezzopane e Domenica Di Stefano, furono travolti dalle macerie e sono fra le 309 vittime di quella tragica notte. Il mulino – che ha origini medioevali – è stato ricostruito. Per tornare in “azione” ci vorrà ancora un po’, ma è una piccola luce che si riaccende. Dieci anni fa era difficile credere che potesse “risorgere” e invece il piccolo miracolo si è compiuto.
L’altro gioiello è la chiesa parrocchiale. Le foto della sua distruzione nel 2009 fecero il giro del mondo. In piedi non era rimasto quasi nulla. La Russia decise di adottare il monumento e ha stanziato i soldi per ricostruirlo. I lavori principali sono finiti da più di due anni, ma l’edificio sacro è ancora chiuso. Il perché lo spiega la parrocchia in una lettera inviata a fine 2018 al Segretariato beni culturali. Ci sono ancora lavori da fare e serve un finanziamento aggiuntivo a carico dello Stato italiano. Nella lettera si parla della necessità di “riedificare l’altare frontale in pietra antica e lavorata per la celebrazione della messa, di costruire l’ambone per la proclamazione delle letture, di realizzare il fonte battesimale, fare delle basi per poggiare le sacre immagini, restaurare e rimontare l’altare seicentesco in pietra, restaurare il dipinto su tela raffigurante la Madonna del Rosario, rimettere le campane nel luogo loro riservato sulla facciata, coprire il tetto con i coppi tradizionali al posto dell’attuale copertura metallica scura che la fa sembrare un capannone”. L’elenco è lunghissimo. La sostanza è che, allo stato attuale, la chiesa non può essere riaperta. «La Soprintendenza regionale», dice Mimmo Cinque, residente a San Gregorio e che conosce bene i vari passaggi della vicenda, «ha risposto che è consapevole delle problematiche e che farà in modo di venire incontro alle richieste. Ha anche annunciato un primo intervento di 50mila euro che certo non basterà a far fronte ai tanti lavori da fare. Comunque aspettiamo fiduciosi e soprattutto che si facciano le cose presto e bene». (g.p.)
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