Saes, Di Cesare lascia dopo 43 anni

Il presidente dell’azienda va in pensione: «A 80 anni è l’ora del meritato riposo»
AVEZZANO. Cesare Di Cesare lascia dopo 43 anni la Saes. Dopo un lungo lavoro il presidente del sito marsicano dove si producono leghe e dispositivi getter, che conta 240 dipendenti, cede il timone. A prendere il suo posto sarà l’ingegner Bruno Di Sabatino.
«Ho iniziato a lavorare il 5 ottobre 1968 e dal primo settembre del 1979 sono andato in Saes», ha raccontato Di Cesare, «ho quasi 80 anni e quindi mi sono conquistato il meritato riposo. Avevo già programmato con la proprietà di Milano un ricambio generazionale, anche perché alcuni miei collaboratori sono prossimi alla pensione. Con l’ingegner Massimo Della Porta avevo fatto un piano per Avezzano. Lo scorso anno ho completato l’assunzione di cinque tecnici e preparato la struttura per il ricambio generazionale. Abbiamo assunto l’ingegner Di Sabatino, come vice direttore, con l’obiettivo di prendere il mio posto». Di Cesare ha lottato negli anni per far crescere il sito e per farlo sviluppare. Non sono mancati momenti di difficoltà affrontati sempre con il coinvolgimento di istituzioni e sindacato.
«La Saes continuerà a operare con una classe giovane di dirigenti pronti a seguire il sito produttivo», ha continuato Di Cesare, «il successo del sito di Avezzano non è da attribuire a me, sicuramente sono stato un bravo direttore, ma va in parte uguali a me, alle maestranze che sono sempre state nei miei confronti corrette e leali, ma anche alle organizzazioni sindacali perchè nel 2009 grazie a loro abbiamo potuto superare, senza fare operazioni traumatiche, un momento critico. Grazie al supporto di Emilio Speca (Cgil), Antonello Tangredi (Cisl) e Michele Paliani (Uil) siamo riusciti a superare la crisi senza licenziare una persona. Ringrazio poi le istituzioni perchè tutti gli uffici con i quali ho dialogato hanno sempre agevolato la Saes. E poi un grazie», conclude Di Cesare, «alla proprietà che ha sempre creduto nella lealtà, nella correttezza e nella laboriosità dei marsicani». (e.b.)
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