Sale sul tetto e minaccia di darsi fuoco

Protagonista del gesto un operaio di 43 anni che teme di perdere il posto. Poi lo sfogo: «Ho la famiglia da mantenere»
SULMONA. La preoccupazione era quella di perdere il posto di lavoro a causa di un procedimento penale in corso. Una forte agitazione che ha spinto un 43enne di Sulmona, Cristian Di Cato, ex dipendente della cooperativa comunale che svolgeva il servizio di igiene urbana riassorbito al Cogesa, a salire sul tetto della nuova sede in viale della Repubblica, della società partecipata e a cospargersi il corpo di benzina minacciando di darsi fuoco. Un gesto estremo e disperato che è stato evitato grazie all’abilità degli agenti del commissariato di Sulmona che con grande sensibilità e delicatezza sono riusciti a far desistere l’aspirante suicida dal suo intento. A dare l’allarme erano stati gli stessi dirigenti del Cogesa che tramite una App sul telefonino, collegata con il sistema di video sorveglianza dell’azienda, si sono accorti della presenza di un uomo all’interno della nuova sede. Temendo si trattasse di un nuovo attentato incendiario dopo quelli che hanno interessato cinque mezzi della società e l’altro andato a vuoto, nei confronti dell’auto di un dirigente del Cogesa, è stato immediatamente allertato il centralino del commissariato di via Sallustio. In pochi minuti una pattuglia di agenti è arrivata sul posto trovando il 43enne già sul tetto che minacciava di togliersi la vita. Con grande freddezza i poliziotti hanno instaurato un dialogo con l’uomo cercando di farlo ragionare.
Nel frattempo sono stati allertati i vigili del fuoco di Sulmona anche loro intervenuti sul posto insieme all’ambulanza del 118. Momenti di tensione, fino a quando il dipendente del Cogesa ha deciso di scendere dal tetto e consegnarsi alla polizia. Accompagnato in commissariato il 43enne, tra le lacrime, ha spiegato i motivi che lo avevano portato alla clamorosa decisione. Tutto sarebbe partito dal procedimento penale che lo vedrà comparire davanti al giudice per un presunto scippo ai danni di un’anziana che vive nel suo stesso condominio. La possibilità di una eventuale condanna che potrebbe comportare la sua sospensione dal posto di lavoro, gli ha fatto perdere per un attimo la testa.
«Non posso permettermi di restare senza lavoro. Ho una famiglia da mantenere», avrebbe riferito alla polizia durante il suo sfogo in commissariato. Tornata la calma il 43enne è stato riaccompagnato a casa e ha potuto riabbracciare i suoi familiari. Tutto è bene quel che finisce bene, anche se sono stati momenti di seria preoccupazione.
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