Salgono a sei i ricoverati a Rianimazione

31 Marzo 2020

Il trasferimento in altri ospedali rischia di slittare di alcuni giorni. Il sindaco Casini: «Garantire la massima sicurezza»

SULMONA. Salgono a sei i pazienti contagiati dal coronavirus ricoverati a Rianimazione. Ieri, con l’arrivo di un altro malato da Pescara, sembra improbabile che i vertici dell’Asl possano mantenere la promessa fatta al sindaco di liberare il reparto di rianimazione dai pazienti Covid già da domani. La stessa Annamaria Casini si dice scettica. «Siamo in piena emergenza e bisogna anche mettere in preventivo che il trasferimento dei pazienti Covid all’Aquila possa slittare di qualche giorno», precisa il sindaco. «L’importante è garantire la massima sicurezza a coloro che sono ricoverati, lavorano o frequentano l’ospedale». Nel frattempo come annunciato dal direttore sanitario della clinica San Raffaele, sono iniziati i tamponi per il personale e i ricoverati. Ieri ne sarebbero stati effettuati già una settantina. Contemporaneamente è stata allestita la foresteria per il personale in servizio nella clinica, in modo da evitare contatti con i familiari e le sedute di terapia per i pazienti sono state ridotte da 30 a 10 minuti.
Avrebbe dovuto portare lo zio in ospedale per la prevista dialisi, ma si è rifiutata di farlo ritenendo la cosa troppo pericolosa per la salute, già precaria, del suo parente. È accaduto ieri all’ospedale, dove una donna ha minacciato denunce nei confronti dei responsabili della struttura, per non aver creato un percorso di sicurezza che renda il reparto di Rianimazione che ospita i Covid 19 e i locali utilizzati da medici e infermieri impegnati con questi malati, totalmente isolati dal resto dei reparti. «Ho contattato il direttore sanitario di Sulmona Tonio Di Biase per avere informazioni in merito alla soluzione di utilizzare i reparti adiacenti alla dialisi per gli operatori venuti in contatto con i pazienti affetti da coronavirus», afferma la donna. «Mi ha confermato, purtroppo, che la decisione era stata già presa. Nonostante le rimostranze, ci ha tranquillizzato affermando che i sanitari che utilizzano quegli spazi non sono contagiati. Mi domando come sia possibile avere simili certezze visto che non c’è ancora l’esito dei tamponi, sempre che siano stati eseguiti. Io come nipote e mia madre come sorella del dializzato ci rifiutiamo di portare una persona così ad alto rischio in un ambiente dove è possibile contagiarsi. E come se non bastasse, a Popoli non si può andare perché anche lì, ci sarebbe una situazione complicata. Al direttore sanitario Di Biase diciamo di provvedere a mettere in sicurezza i locali di dialisi», conclude la donna. Domani (oggi per chi legge), mio zio deve assolutamente fare la dialisi che non può essere rinviata. Ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità».
©RIPRODUZIONE RISERVATA