Saluti, strette di mano e sorrisi: Di Pangrazio torna al comando

27 Ottobre 2022

Il sindaco riprende la guida dell’amministrazione comunale dopo 475 giorni di sospensione dall’incarico L’esordio col «grazie» al vicesindaco Di Berardino. Poi via vai di benvenuto di assessori e collaboratori

AVEZZANO. Era il pomeriggio dell’8 luglio del 2021 quando Gianni Di Pangrazio varcava per l’ultima volta, nelle vesti di primo cittadino di Avezzano, il portone d’ingresso di palazzo di città. Da allora sono passati 475 giorni e, solo ieri, il sindaco ha fatto ritorno nel suo ufficio, dopo la revoca di quella che può essere definita la più lunga sospensione della storia repubblicana causata dalla legge Severino. Una sospensione frutto di una condanna a un anno e quattro mesi per peculato d’uso, ovvero l’uso improprio della “auto blu”. Inutili i numerosi tentativi di impugnare la normativa a livello civile, evidenziandone una incostituzionalità e una antidemocraticità riconosciuta da tutte le forze politiche italiane. Alla fine, in Appello, la sentenza di primo grado è stata ribaltata e Di Pangrazio è stato assolto per non aver commesso il fatto.
IL RITORNO
Intorno a mezzogiorno Di Pangrazio ha attraversato piazza della Repubblica, è entrato nell’atrio comunale e ha salutato i dipendenti. Poi è subito salito al primo piano dove ad accoglierlo c’era il personale della segreteria. Davanti alla porta dell’ufficio del sindaco c’era invece il fedelissimo Domenico Di Berardino, che in questi mesi è stato il “capitano della nave”, come facente funzione alla guida dell’amministrazione. «Grazie» è stata la prima parola che il sindaco ha rivolto a Di Berardino mentre si stringevano la mano. Il riferimento, non detto, era all’impegno profuso dal vicesindaco in questo lungo periodo di assenza.
LA FIRMA
Prima di sedere sulla poltrona dietro alla sua scrivania, Di Pangrazio ha atteso l’arrivo del segretario generale, Giampietro Attili, che ha notificato e fatto firmare al sindaco il documento di revoca della sospensione, inviato dalla prefettura dell’Aquila. Dopo una veloce lettura del documento, Di Pangrazio ha firmato. Una firma che a lui è parsa, come ha poi rivelato, un gesto di liberazione. «Ripartiamo da qui», ha detto. Poi i saluti di consiglieri e assessori arrivati alla spicciolata, e quindi l’arrivo dei collaboratori. La porta è rimasta sempre aperta: nessun incontro in camera caritatis.
IL FUTURO
Sulla squadra di governo e su eventuali rimpasti non si pronuncia, se non con un laconico «è presto». Sui programmi invece il sindaco è chiaro: l’amministrazione ha lavorato bene e continueremo su questa strada. «La città è un cantiere aperto», chiarisce, «i progetti sono stati portati avanti e cercheremo di portarli a termine. La macchina comunale non si è fermata. Io ho sempre lavorato a distanza e ho dato la mia disponibilità per qualsiasi questione tecnica». Sulla sentenza non vuole dire nulla: «Non ho mai commentato le sentenze, neanche quella di primo grado. La magistratura deve fare il suo lavoro. È stata lunga, ma alla fine la giustizia ha trionfato. Voglio guardare avanti e non indietro. Tornare a indossare la fascia tricolore è un onore e lo faccio con spirito di servizio alla città». Sulla legge Severino però qualcosa la dice: «Va rivista, è stata scritta in un particolare periodo storico ma oggi non ha più senso, ci sono dei passaggi irragionevoli. C’è qualcuno che vuole abolirla: io dico di rivisitarla, soprattutto per quanto riguarda la tipologia di reati. Spero solo», chiosa, «che quanto capitato a me non si verifichi di nuovo. Potrebbe accadere anche in Comuni italiani più importanti di Avezzano e questo è inconcepibile».