Salvati: inesattezze nella difesa di Di Masci

22 Luglio 2021

La capogruppo leghista: «Quelle frasi ingiuriose non potevano essere riferite alle mie scelte politiche»

SULMONA . «Palesi inesattezze». Roberta Salvati, capogruppo in Comune della Lega, bolla così la strategia difensiva dell’ex sindaco Bruno Di Masci nel processo che lo vede imputato per frasi sessiste a lei rivolte. «Nel 2018, ossia quando sono stata presa di mira dal Di Masci con l’espressione “quella z….. della Salvati, Dio ci salvi dalla Salvati”, non avevo realizzato ancora nessuno dei passaggi di partito che mi vengono attribuiti», sottolinea, «all’epoca dei fatti l’ex sindaco non aveva alcun motivo di additarmi come una “z…..” in senso politico, atteso chea non avevo operato alcun cambio di casacca». La consigliera ricorda che «il mio passaggio formale nella lega è infatti avvenuto in consiglio comunale solo nel febbraio del 2020, quindi dopo due anni dalle offese ricevute e documentate dal video circolato su whatsapp». A detta di Salvati, dunque, risulta evidente che «quell’espressione, comunque da ritenersi fuori luogo in ogni contesto, non poteva avere alcun connotato politico». La rappresentante del Carroccio rileva un’altra discrasia relativa la contesto in cui furono pronunciate le frasi incriminate: «Non erano presenti durante la telefonata solo due persone ma il triplo». Salvati ricorda, inoltre, che Di Masci l’ha querelata per aver riferito in consiglio le espressioni ingiuriose rivoltele dall’ex primo cittadino. «Il procedimento a mio carico si è però concluso con il provvedimento del gip di Sulmona che ha disposto l’archiviazione della notizia di reato, liberandomi da ogni accusa», fa notare, «il giudice il 19 gennaio 2021, nel disporre la predetta archiviazione, ha peraltro significativamente rilevato che “è evidente che il contenuto offensivo dell’espressione utilizzata e la diffusione a più persone del video è fatto ingiusto idoneo a ritenere integrata la fattispecie della “provocazione” e la condotta della Salvati appare comunque proporzionata all’offesa ricevuta atteso che, in ogni caso, le espressioni utilizzate in consiglio comunale tendevano a censurare il comportamento di un avversario politico che l’aveva deliberatamente offesa e denigrata pubblicamente in modo gratuito e privo di qualsivoglia giustificazione. Del resto occorre sottolineare che l’espressione utilizzata dal Di Masci non può in alcun modo essere interpretata come una critica all’operato politico dell’indagata e, in ogni caso, supera il necessario contegno linguistico tipico del diritto di critica”. Non credo si debba aggiungere altro».