Salvezza tribunali, la strada torna in salita

29 Giugno 2021

Bocciati dal governo gli emendamenti per la proroga. Ma ora anche i vescovi si schierano con i sindaci

AVEZZANO. Sindaci, avvocati e presidenti di Provincia puntano sui decreti pre-ferie per mantenere in vita, oltre settembre 2022, i quattro tribunali abruzzesi. Intanto al loro fianco per la salvezza dei presìdi a rischio soppressione scendono in campo anche i vescovi. Gli emendamenti proroga affossati dal governo non fermano la battaglia degli amministratori dell’Abruzzo meridionale in difesa della giustizia di prossimità: i sindaci di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto, insieme ai presidenti delle province dell’Aquila e Chieti e degli ordini degli avvocati, di nuovo in campo per chiamare i parlamentari abruzzesi a un nuovo incontro in remoto, in programma giovedì alle 19, aperto anche ai vescovi dei comprensori e agli amministratori della regione. L’obiettivo è ottenere la proroga almeno fino a settembre 2023 per poi giocarsi la partita decisiva sulla riforma della geografia giudiziaria. Per i sindaci, Gianni Di Pangrazio (Avezzano, coordinatore dell’iniziativa), Annamaria Casini (Sulmona), Francesco Menna (Vasto), Mario Pupillo (nella doppia veste di primo cittadino di Lanciano e Presidente della Provincia di Chieti), Angelo Caruso (presidente della Provincia dell’Aquila), infatti «la spinta delle forze politiche, che finora non ha prodotto risultati, non può certo esaurirsi con la dichiarazione d’inammissibilità degli emendamenti presentati per il riconoscimento della proroga. Vogliamo un impegno unitario per arrivare all’obiettivo proroga senza sé e senza ma». Sulla stessa lunghezza d’onda i presidenti degli Ordini degli avvocati, Franco Colucci, Luca Tirabassi, Vittorio Melone e Silvana Anna Vassalli. La lotta per la difesa dei presidi della legalità dell’Abruzzo meridionale, quindi, continua senza sosta, anche perché l’accorpamento dei tribunali di Avezzano e Sulmona all’Aquila e quelli di Lanciano e Vasto a Chieti «porterebbe al collasso totale del sistema giustizia». Una prospettiva inaccettabile per gli amministratori delle quattro città dell’Abruzzo. Per mantenere alta la guardia potrebbero tenersi manifestazioni in Abruzzo o a Roma. (f.d.m.)