San Filippo, la riapertura a primavera

25 Novembre 2017

La chiesa barocca (da anni teatro con 250 posti) svela le decorazioni nascoste. Sopralluogo del sindaco Biondi

L’AQUILA. «Volevo semplicemente vedere con i miei occhi l’andamento dei lavori». Il sindaco Pierluigi Biondi è appena arrivato al San Filippo, la chiesa trasformata in teatro al cui interno sono in corso i lavori di restauro per riparare i danni causati dal sisma. Ad aspettarlo, lungo via Cavour, in un tratto circondato da cartelli che indicano la zona rossa e avvolti dal fracasso degli operai al lavoro nell’aggregato di fronte, Mauro Pellegrini, della Dipe costruzioni, la ditta che sta svolgendo i lavori di consolidamento e, con tecnici propri, anche di restauro degli stucchi. Con lui anche Antonio Di Stefano della Soprintendenza, che supervisiona i lavori, e Antonio Massena, consulente per il Comune e direttore del teatro di innovazione L’Uovo, associazione che fino al giorno del sisma aveva nel piccolo teatro la base operativa.
«Piccolo teatro» fino a un certo punto, perché, come ricorda lo stesso Massena, «prima del sisma qui c’erano quasi 300 posti. Quando metteremo le nuove sedioline, con gli schienali che permetteranno al pubblico di sedersi più comodamente rispetto al passato, i posti a sedere saranno 252».
In alto, i lavori di restauro hanno riportato alla luce centinaia, forse migliaia di stucchi seicenteschi, sopravvissuti a due terremoti distruttivi, e per decenni praticamente nascosti alla vista del pubblico. Migliaia di volti di putti, di Madonne, Santi e figure sacre. Chissà se qualcuno li ha contati. «Molti di questi stucchi», racconta l’architetto Antonio Di Stefano, «nel corso dei secoli erano stati nascosti, a volte riverniciati, e la maggior parte delle statue erano nascoste dalle strutture del teatro. Statue che oggi, grazie a un particolare meccanismo scenico saranno di nuovo visibili» (vedere articolo a fianco).
Il restauro del San Filippo è costato 3 milioni di euro, e la chiesa rappresenta il più ricco esempio di barocco abruzzese di scuola romana. Al suo interno ci sono fregi e tombe datati fine del 1600. Altre iscrizioni su lapidi con nomi tipicamente locali (de Nardis e Magnante, ad esempio) dimostrano come la chiesa funzionasse regolarmente anche nei periodi a cavallo del terremoto del 1703. Agli inizi del secolo scorso la chiesa, come accaduto anche ad altri edifici sacri oggi recuperati (il vicino oratorio di San Giuseppe dei Minimi fino a qualche decennio fa era diventato una vetreria, Santa Croce, per buona parte del secolo scorso, ha ospitato una grande falegnameria), anche San Filippo si ritrovò retrocessa a rango di deposito, a magazzino del dazio doganale in cui si conservavano barili di pesce affumicato, aringhe e baccalà.
Oggi il restauro è quasi pronto. Il sindaco è stato condotto a vedere le strutture, i camerini, i bagni. Nel montare le sedioline si dovrà fare attenzione a non scendere troppo con le viti di fissaggio. «Potremo scendere al massimo due centimetri e mezzo», spiega Di Stefano al sindaco. La chiesa di San Filippo è stata uno dei primi edifici italiani a sperimentare, decenni fa, il riscaldamento a pavimento. Dietro ci sono i camerini, i bagni, separati per il pubblico e per gli artisti, a terra le prese dell’aria condizionata. Nel corso dei lavori sono comparse finestre, nicchie e passaggi prima sconosciuti. La speranza è quella di poterlo inaugurare a primavera.
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