San Filippo, ultimato il restauro della facciata

23 Dicembre 2014

L’AQUILA. È stata ripulita dallo smog e dalle macchie del tempo, prima di essere scoperta, ieri mattina, dal ponteggio che ne ha permesso i lavori di restauro. Così, più chiara e luminosa di quella...

L’AQUILA. È stata ripulita dallo smog e dalle macchie del tempo, prima di essere scoperta, ieri mattina, dal ponteggio che ne ha permesso i lavori di restauro. Così, più chiara e luminosa di quella che era nei ricordi degli aquilani, è tornata alla luce la facciata del San Filippo, uno dei rarissimi esempi di architettura aquilana del Seicento. La struttura, che ha ospitato una chiesa e il rispettivo convento, nel 1987 è stata trasformata in una sala teatrale dalla compagnia L’Uovo. Il San Filippo è chiuso dal 2009 poiché gravemente danneggiato dal sisma. «Il primo lotto è quasi completato», spiega l’architetto Berardino Di Vincenzo, della Direzione regionale per i beni culturali e paesagistici dell’Abruzzo. «Un finanziamento relativo ai fondi Cipe, di circa un milione e 800mila euro ha permesso il consolidamento strutturale della chiesa e la ripulitura della facciata, con l’eliminazione del ponteggio. Resta ora da realizzare la struttura del palco e un traliccio mobile, per scenografie e illuminazioni. Quello che c’era prima del terremoto, infatti, copriva i bellissimi stucchi barocchi del presbiterio. La struttura mobile, invece, potrà essere rimossa all’occorrenza».

Per chiudere questa prima fase del progetto ci vorranno ancora 2 mesi, invece è prevista per metà 2015 la riconsegna di tutta la struttura. «È stato pubblicato il bando relativo a questa seconda tranche di lavori e il 12 gennaio saranno aperte le buste», prosegue Di Vincenzo. «I lavori prevedono il ripristino della decorazione barocca interna alla chiesa». Il secondo lotto sarà finanziato con un importo di 1,1 milioni di euro derivanti da una donazione della società Sugar Music di Caterina Caselli. «Per quanto riguarda la facciata, nella parte bassa è stato rimosso lo zoccolo di cemento realizzato all’inizio del Novecento», conclude l’architetto. «È stata inoltre ritrovata la malta settecentesca che decorava la facciata. La stessa graniglia con un impasto di intonaco e mattoni rossicci è stata riproposta per il restauro».

Michela Corridore

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