San Gregorio, chiesa chiusa nonostante i soldi dei russi

6 Agosto 2021

I restauri sono quasi completati, ma il cantiere non è stato ancora ultimato Mancano arredi e altari. Comitato locale sollecita la riconsegna alla comunità

L’AQUILA. I battenti del portone della chiesa di San Gregorio Magno, nell’omonima frazione, sono blindati dalla primavera del 2017, quando l’edifico religioso sembrava ormai a un passo dalla riapertura. In quella data, infatti, è terminata la gran parte delle operazioni all’interno della chiesa che era crollata quasi interamente a causa del terremoto del 2009. Da allora, tuttavia, i lavori sono bloccati e i rintocchi delle campane della storica chiesa, mai tornate al loro posto, provengono dalla nuova struttura costruita per far fronte all’emergenza, dodici anni fa.
LA CHIESA DIMENTICATA. «Una vergogna» secondo i cittadini, che hanno costituito anche un comitato per denunciare la situazione. «A indignarci è soprattutto il fatto che il Segretariato per i beni culturali abbia completamente dimenticato questa chiesa, tanto da non inserirla neanche nei prossimi finanziamenti».
NIENTE FONDI. Il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess), infatti, lo scorso 27 luglio ha approvato, nell’ambito del programma di ricostruzione dei territori colpiti dal sisma 2009 della regione Abruzzo, il secondo piano annuale: quasi 114 milioni di euro e 113 interventi finanziati. Ma tra questi non compare la chiesa di San Gregorio, per cui c’è stato anche un finanziamento da parte della Federazione Russa di 1,8 milioni grazie al quale è stata restaurata.
UNA BRUTTA FIGURA. «Gli esponenti dell’ambasciata russa più volte hanno fatto visita al cantiere», spiega Domenicantonio Cinque. «Dopo l’inaugurazione di Palazzo Ardinghelli, anch’esso finanziato in parte dalla Russia, si aspettava quella di questo edificio, che invece non verrà riaperto a breve. Che figura faremo con il Paese finanziatore?».
FINESTRE APERTE. Eppure, a guardarla dall’esterno, la chiesa di San Gregorio Magno sembra ormai pronta. «Anche se la parte strutturale è conclusa, mancano ancora diversi arredi», continuano gli abitanti della frazione. «In queste condizioni la chiesa non può essere restituita alla comunità, ma intanto i lavori sono stati sospesi e quello che è stato fatto rischia di essere messo in pericolo dalle intemperie e dagli animali». Da anni, infatti, sono rimaste aperte le finestre della sagrestia e della cappella feriale: un facile accesso per gli uccelli, secondo i residenti, e per l’acqua in caso di maltempo.
LE INCOMPIUTE. All’interno della chiesa, inoltre, manca ancora l’altare maggiore per le celebrazioni. «Nella chiesa non ci sono neanche l’altare della cappella feriale, i cinque pilastri per le statue e non è stato ricostruito l’altare del Rosario, risalente al Seicento, con l’annessa tela, le cui pietre sono tutte conservate», continua Cinque. «Bisogna poi ricollocare le campane con la relativa apparecchiatura elettronica, manca la croce in ferro battuto sul campanile e le barriere architettoniche non sono state abbattute. Una delle porte, infine, è più bassa del livello stradale tanto da mettere a rischio la struttura nei giorni in cui piove abbondantemente. Ci chiediamo», conclude, «quando questi lavori potranno finalmente essere completati e la chiesa restituita a una delle comunità più colpite dal terremoto».
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