San Gregorio Per ora sono rinate solo le erbacce

19 Ottobre 2016

Nel centro storico non è stato avviato nemmeno un cantiere Il giallo del doppio taglio ai fondi per edifici non residenziali

SAN GREGORIO. Quando si entra nel centro storico di una frazione terremotata la prima cosa che si va a cercare è quel 15 per cento di edifici che secondo la propaganda di Palazzo Fibbioni sarebbero già in corso di ricostruzione. A San Gregorio – borgo indicato fra quelli prioritari dal cronoprogramma che lo stesso Comune si è dato – girerete invano. Non c’è traccia di cantieri. Le uniche cose che sono rinate – belle e rigogliose – sono le erbacce. Lungo le stradine, una volta piene di vita, ci sono solo squarci di un passato che diventa sempre più lontano ricordo. Gli abitanti o sono nei map (per gran parte) o sono nelle abitazioni della “periferia” ricostruita (qui il dato torna) al 90 per cento. La chiesa dedicata a San Gregorio Magno svetta sulle macerie del paesino cancellato dal terremoto del 2009. L’edificio sacro è stato rifatto con i soldi della Federazione russa. I lavori sono terminati da qualche settimana ma l’inaugurazione tarda. Devono essere rimontate le campane e va riposizionato l’altare seicentesco. Ci vorrà ancora tempo. Quando i fedeli torneranno a frequentare le funzioni religiose, intorno troveranno solo grande desolazione. A San Gregorio sono stati creati tre comparti che contengono 24 aggregati. Uno di questi aggregati, proprio sulla piazzetta della chiesa, sarebbe pronto a partire ma ci sono degli intoppi. Il problema nasce dal cosiddetto ordine di servizio numero 3 dell’ufficio speciale (Usra) che all’improvviso ha cambiato le carte in tavola (questa è una ricostruzione dove in mancanza di certezze il primo che si alza con la luna storta riscrive le regole). L’obiettivo – nobile – dell’Ordine di servizio Usra era quello di evitare che venissero dati soldi anche per rifare i pollai. Ma come spesso accade i pollai sono stati chiusi quando le galline erano già scappate e ora gli abitanti delle frazioni rischiano di vedere gran parte dei loro borghi mutilati. Che cosa è successo? Gli aggregati vengono divisi per unità strutturali (in base a modalità che sarebbe troppo lungo spiegare). L’unità strutturale residenziale viene “pagata” 1270 euro al metro quadrato; se in una unità strutturale c’è una parte residenziale e una non residenziale a quella non residenziale si fa un abbattimento del 40 per cento (cioè si arriva a circa 700 euro) che bastano quantomeno per rifare la struttura con tetto e tamponature esterne. Se invece l’unità strutturale è tutta non residenziale c’è un doppio taglio. Esempio: se ho 100 metri quadrati di non residenziale l’Usra prima mi toglie il 60 per cento della superficie e quindi siamo a 40 metri quadrati. Per questi 40 metri quadrati avrò un ulteriore taglio del 40 per cento sui 1270 euro base. Si tratta quindi di una doppia mannaia e basta fare il conto della serva per stabilire che di fatto per quei 100 metri iniziali avrò meno di 400 euro a metro quadrato. «In questo modo» dicono Sara Cecala presidente del consiglio territoriale di Paganica e Massimiliano Pieri componente degli Usi civici di Paganica-San Gregorio «non ci sono i soldi nemmeno per arrivare al tetto». Quindi a forza di chiacchiere i ritardi nell’avvio dei cantieri si dilatano e, soprattutto, non c’è certezza su come saranno ricostruite le frazioni. Va trovata una soluzione che, dice Pieri, potrebbe essere quella di fare un solo taglio non due. Il Comune ci sta pensando e magari prima o poi un po’ di elemosina le frazioni l’avranno. Alla fin fine il voto dei cafoni vale come quello dei nobili palazzinari aquilani.

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