San Gregorio, verifiche sulle case popolari

I residenti accusano: erano insicure anche prima della scossa del 24 agosto adesso la politica deve dare risposte concrete alle famiglie che ci abitano
L’AQUILA. Da sette anni gli abitanti delle case popolari di San Gregorio, di proprietà del Comune dell’Aquila, convivono con le crepe sui muri, un ricordo lasciato dal terremoto del 2009. Ora, dopo il sisma di Amatrice, su quegli edifici sono state avviate nuove verifiche per accertarne la stabilità. Nelle case, definite agibili già dall’agosto del 2009 dopo un balletto di classificazioni e contro-classificazioni, vivono attualmente una ottantina di famiglie. Nei pressi, a pochi metri dagli alloggi “agibili”, incombe il “plesso E”, un agglomerato pericolante che non è stato neanche transennato. La scossa del 24 agosto scorso certamente non ha migliorato la situazione, che già prima dell’ultimo terremoto non era rassicurante. Eppure, a pochi passi da quel delirio di macerie e rifiuti, giocano i bambini. «Dopo 7 lunghissimi anni», afferma Franco Marulli, responsabile di Assocasa Ugl, «sono venuti a farci visita alcuni tecnici comunali. Dopo il sisma nessuno si era preoccupato di sapere come stavano le case comunali di San Gregorio, nonostante le innumerevoli denunce, cadute tutte nel vuoto. Ora, dopo la scossa che ha colpito la zona di Amatrice, l’amministrazione comunale ha sentito il dovere di verificare se ci sono stati aggravamenti sulle strutture. I tecnici che hanno visionato il complesso ci hanno assicurato che entro una quindicina di giorni rimetteranno la relazione all’assessore di riferimento per la prima valutazione politica. Saranno la giunta e il consiglio comunale a decidere gli interventi. A lume di naso ci è sembrato di capire che la situazione è complicata», aggiunge Marulli. «Il plesso ha bisogno di interventi. Gli alloggi non sono in sicurezza sismica, vanno apportate misure idonee. Gli abitanti rimangono meravigliati per il fatto che a distanza di 7 anni si venga a dire loro che gli alloggi non sono in sicurezza, e che per 7 anni hanno convissuto con crepe nelle abitazioni e con un palazzone centrale inagibile, che ha riportato ulteriori, notevoli danni subito dopo la scossa del 24 agosto. Adesso la politica deve dare risposte certe ai cittadini che hanno rischiato la pelle e non vogliono più sentire le favole». I residenti del complesso comunale vogliono «chiarezza sugli interventi che l’amministrazione intende fare, vogliono sapere e discutere insieme come, quando e perché. L’amministrazione ha la colpa di aver allontanato dal territorio circa 60 famiglie che abitavano il complesso da abbattere, mandandole nelle new town. Ora siamo in attesa della relazione dei tecnici, ma se non ci convincerà produrremo noi una controperizia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

