San Massimo, appello per la ricostruzione

2 Giugno 2019

Rosati (Archeoclub) chiede di porre attenzione ai «dettagli devozionali di forte significato storico»

L’AQUILA. Domani alle 11, a Palazzo Fibbioni, presentazione delle celebrazioni e degli eventi culturali previsti per i festeggiamenti nella ricorrenza di San Massimo d’Aveia, patrono della città e dell’arcidiocesi aquilana.
Le iniziative si terranno nell’arco temporale tra il 7 e il 12 giugno.
Intanto, Mauro Rosati, dell’Archeoclub dell’Aquila, in relazione all’iter del progetto per la ricostruzione della Cattedrale, chiede che nella messa a punto del progetto si ponga particolare attenzione a «due dettagli dal forte significato devozionale e storico».
Si tratta, più in particolare, «dell’altare dei Milanesi e della scritta-invocazione a San Massimo che circonda tutta la Cattedrale nella fascia tra i pilastri e le volte».
«L'altare dei Milanesi, sulla sinistra per chi entra dalla navata nel transetto», scrive Rosati, «è andato in gran parte distrutto a causa del crollo proprio di quel lato. La speranza in questo caso è che esso venga ricostruito, in qualche modo, a ricordo dell’importanza della comunità milanese, così fortemente presente nella storia della nostra città e gradualmente integratasi con la popolazione aquilana. Fu proprio la comunità milanese in città a far realizzare, nel 1827, l’altare, il quale ospitava le spoglie di San Vittorino martire, recuperate integre dopo il sisma del 2009 e ora custodite nella vicina basilica di San Giuseppe Artigiano, e una tela di Teofilo Patini andata invece interamente distrutta a causa del crollo del 2009 e delle intemperie successive. In basso, inoltre, era raffigurata a rilievo la biscia, emblema dei Visconti e poi dello stesso Stato milanese. L’altare potrebbe essere riproposto grazie a una collaborazione tra l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila e la milanese Accademia di Belle Arti di Brera. Inoltre, il dipinto andato distrutto, raffigurante San Carlo Borromeo tra gli appestati, potrebbe essere sostituito da un nuovo dipinto, contemporaneo, con lo stesso soggetto, magari sempre ad opera delle due Accademie, aquilana e milanese».
«L’altro auspicio», aggiunge Rosati, «è la ricostruzione della parte mancante dell’invocazione a San Massimo. Datata 1883, l’invocazione contiene la dedica del tempio a San Massimo e un appello al Santo affinché vegli sulla chiesa e, intercedendo, esaudisca le invocazioni di chiunque entri a pregare in questo luogo. L’invocazione è integralmente riportata in una guida-album di Aquila del 1908-1909 e quindi può essere ripristinata per intero», conclude l’esponente dell’Archeoclub.
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