San Nicola, la chiesa annessa al convento è a rischio crollo

10 Novembre 2021

Appartiene al Comune ed è stata tagliata fuori dai lavori Al suo interno statue antiche, tele e affreschi di gran valore

L’AQUILA. Il convento, ristrutturato, è tornato bello e funzionale. La chiesa annessa, invece, rischia il crollo e le macerie potrebbero finire anche sulla parte dove sono stati già completati i lavori di recupero e messa in sicurezza sismica. Accade ad Arischia, nell’antico convento di San Nicola. È l’ennesima dimostrazione di come norme confuse, cambiate in corsa, che nessuno ora vuole modificare, stanno causando danni enormi al patrimonio storico architettonico dell’Aquila e dintorni.
LA CHIESA
La parte conventuale, che appartiene ai Frati minori francescani, ha potuto usufruire dei fondi della ricostruzione privata. La chiesa, che è un piccolo gioiello (c’è uno splendido altare, una decoratissima cantoria in legno, opere d’arte di qualità), è proprietà del Comune dell’Aquila, anche se i lavori dovranno essere fatti (forse) dal ministero dei Beni culturali. Per quello che si sa, i fondi non sono stati ancora stanziati e quindi di progetto nemmeno si parla. La cosa grave è che il tetto della chiesa si sta, come dicono i tecnici, “imbarcando”. Il crollo è solo questione di tempo e rischia di coinvolgere le cosiddette parti comuni di competenza privata già ristrutturate. Peraltro, tetto a parte, la chiesa all’interno non è in cattive condizioni, ma, se cede la copertura, acqua e gelo faranno danni notevoli e nel giro di pochi mesi tutto potrebbe finire al macero comprese statue antiche, tele di Santi, decorazioni e affreschi parte dei quali sono nascosti sotto l’intonaco e andrebbero riscoperti e valorizzati. I lavori del convento dovrebbero essere riconsegnati entro fine anno, ma il suo riuso potrebbe slittare alle calende greche se non si metterà mano anche alla chiesa.
LA STORIA
Il convento francescano di San Nicola di Arischia esisteva, secondo le fonti, già nel 1248 e dipendeva dal monastero di Santo Spirito. Distrutto quasi completamente dal sisma che colpì L’Aquila nel 1349 e ricostruito l’anno successivo da Iacobuccio Gaglioffi, si presenta al visitatore come un vero paradiso di bellezze naturali e di incanto spirituale. Il convento è appartenuto anche ai padri Clareni, francescani dissidenti ai quali Papa Celestino V aveva concesso l’autonomia. Nel 1460, per volontà di Antonio Battista Gaglioffi e con l’autorizzazione del Papa, il convento passò ai frati Minori della Provincia osservante abruzzese. II muro di cinta venne ricostruito nel 1639, come attestato sul portale del lato Est, dal popolo di Arischia. Nel 1750 il ministro generale, padre Raffaele da Lugagnano, lo dichiarò ritiro e come tale fu riconosciuto anche da Papa Benedetto XIV nel 1772. Nel 1824 e nel 1836 furono riattivate le mura che cingevano l’edificio e, dal 1872 fino al 31 dicembre del 1880, il convento di San Nicola fu anche cimitero della popolazione arischiese, poiché nella chiesa parrocchiale non vi era più posto per le sepolture. Arischia è da sempre molto legata al convento.
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