San Nicola, la chiesa dimenticata

13 Marzo 2021

Sorge in via dei Merletti ed è stata danneggiata dal sisma, i lavori mai avviati

L’AQUILA. In via dei Merletti, a poca distanza dal complesso dell’oratorio di San Giovanni Bosco, sorgeva una chiesa sconosciuta a molti: quella intitolata a San Nicola d’Anza. La struttura, che affonda le proprie radici nel Duecento, è stata gravemente danneggiata dal terremoto, ma dopo quasi 12 anni dal sisma i lavori all’interno della struttura (di proprietà della Curia e vincolata dal ministero dei Beni culturali che ne ha riconosciuto l’importanza storico-architettonica) non sono mai stati avviati. Per questo, anche le porzioni che erano state risparmiate dal sisma rischiano di scomparire. A lanciare l’allarme è il vicepresidente dell’Archeoclub dell’Aquila, Mauro Rosati, che, dopo aver studiato la situazione, ha segnalato il problema agli enti competenti, coinvolgendo anche proprietari e istituzioni culturali per promuoverne idee di recupero.
LA SITUAZIONE. «Il sisma del 2009 ha provocato il crollo di una porzione del soffitto settecentesco in mattoni e ha reso pericolante la porzione di soffitto restante», spiega Rosati. «Nonostante i danni, tutti i muri perimetrali della chiesa si conservano in gran parte integri, con un puntellamento di contenimento. L’abbandono prolungato, però, e la mancanza della copertura del tetto stanno esponendo la chiesa a un grave stato di degrado. Anche il puntellamento ovviamente va perdendo efficacia. L’Archeoclub si è interessata alla chiesa di San Nicola d’Anza, riportandola all’attenzione della cittadinanza già alla fine del 2013 durante una passeggiata pubblica divulgativa».
LA CHIESA CISTERCENSE. La prima costruzione di San Nicola risalirebbe al Duecento probabilmente per opera delle maestranze benedettine cistercensi, secondo gli studi condotti da monsignor Orlando Antonini. «Con la fondazione della città divenne la chiesa parrocchiale degli abitanti di Sant’Anza che si erano trasferiti dentro le mura», spiega il vicepresidente. «A causa del terremoto del 1703, la chiesa subì dei crolli. Poiché i parrocchiani erano pochi, venne ricostruito soltanto il transetto, che divenne la nuova chiesa, con ingresso tutt’oggi su via dei Merletti». Della navata principale, invece, rimasero in piedi i muri perimetrali, la facciata e il portale originari. «Lo spazio di questa navata divenne l’orto della chiesa di Sant’Anza, e così si presentava ancora nelle descrizioni sia di fine Ottocento sia del primo trentennio del Novecento», continua Rosati. «La parrocchia fu soppressa nel 1851 e da allora la chiesa fu utilizzata in diversi modi, anche come officina di un fabbro. A metà Novecento i resti della navata originaria vennero demoliti per la costruzione di case popolari: per tale motivo, al posto della navata principale originaria oggi sorge una palazzina».
LA CHIESA OGGI. Si conserva dunque la chiesa più piccola (il transetto di quella originale) così come era stata ristrutturata dopo il terremoto del 1703, con l’abside e le murature originarie medievali, ma con aggiunte stilistiche e murarie settecentesche. «Tra le strutture medievali è visibile la finestra gotica che si apriva nell’abside della chiesa più antica e l’abside stessa (oggi cappella)», sottolinea Rosati. «Accanto all’ingresso odierno di San Nicola d’Anza sorge anche l’edificio dell’ex casa canonica». Nel 2014 è stato possibile realizzare due ricostruzioni in 3D sull’aspetto ipotetico della chiesa più antica, grazie al disegnatore grafico Antonello Buccella.
IL RECUPERO. Negli anni l’Archeoclub ha promosso anche idee per il riutilizzo della struttura che si trova nel mezzo di un quartiere molto abitato; uno dei primi recuperati nella ricostruzione del centro cittadino. «Siamo in una via a poca distanza dall’istituto Salesiano», conclude Rosati. «Si potrebbe pensare a una biblioteca di quartiere e centro di aggregazione socio-culturale, a un edificio polifunzionale, oppure a una scuola artigianale, come quella del tombolo aquilano, poiché su questa via si trovava un’importante scuola di merletti tra fine Ottocento e inizio Novecento, da cui il nome di via dei Merletti. Insomma, uno spazio a beneficio del quartiere».
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