San Raffaele, no alle tariffe senza sconto

4 Aprile 2016

Anche il Consiglio di Stato boccia la richiesta della clinica e applica la riduzione prezzi delle prestazioni

SULMONA. Anche le case di cura private devono farsi carico dei sacrifici per contenere la spesa sanitaria, assicurando ai cittadini i livelli essenziali di assistenza. A stabilirlo è la terza sezione del Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso presentato dalla casa di cura San Raffaele di Sulmona (ex Tosinvest), che aveva chiesto l’annullamento del piano di rientro dai disavanzi del settore sanità varato nel 2007 dalla Regione, nella parte relativa all’aggiornamento delle tariffe per le prestazioni di assistenza ospedaliera.

Il piano aveva disposto una decurtazione del 15%, nonostante un accordo siglato con la casa di cura nel marzo 2005 che prevedeva l’integrale applicazione del tariffario nazionale.

Contro il piano della giunta regionale la casa di cura aveva già presentato un ricorso al Tar Lazio contestando, tra l’altro, come l’abbattimento tariffario non avesse tenuto conto della specificità delle prestazioni riabilitative post-acuzie erogate dalla struttura, sostenendo la mancanza di qualsiasi analisi istruttoria sui costi di produzione sopportati. Sempre secondo la ricorrente, a dimostrazione che le tariffe non fossero remunerative, anche la successiva decisione del commissario ad acta per la Regione Abruzzo, che nel 2008 era tornata ad applicare integralmente i rimborsi senza decurtazioni. Il Tar, ritenendo di non poter condividere la tesi della società, nel 2009 aveva respinto il ricorso. Ora anche il Consiglio di Stato ha confermato questo orientamento. «A tutela dei diritti fondamentali dei cittadini e dell’interesse generale alla conservazione di un sistema sanitario pubblico», si legge nella sentenza, «la legge prescrive il rispetto delle compatibilità finanziarie secondo gli standard di maggiore efficienza. Pertanto, gli atti di programmazione sanitaria e socio-assistenziale in attuazione del piano di rientro comportano scelte difficili di recupero o redistribuzione di risorse». Secondo i giudici di Palazzo Spada anche le aziende fornitrici devono farsi carico «della equa ripartizione dei sacrifici che sono inevitabilmente da compiere. Sono le autorità competenti a rispondere alle esigenze del piano di rientro, ma neppure gli operatori privati possono ritenersi estranei a tali vincoli e stati di necessità, che derivano da flussi di spesa che hanno determinato in passato uno stato di disavanzo eccessivo, in relazione a spese di cui gli stessi operatori si sono in molti casi avvantaggiati e che devono essere ridimensionate o riportate sotto controllo».

Angela Baglioni

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